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Riaperta la casa di riposo “Gino Incontri” «Abbiamo informato i familiari, gli anziani possono rientrare»
All'interno della struttura gestita dall'Istituto delle Suore di Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, tutti i 35 anziani accuditi avevano contratto il Covid-19 e, di questi, quattro sono deceduti per le conseguenze del virus
GAMBASSI TERME. La casa di riposo "Gino Incontri" riparte e lo fa con una missione non facile: convincere le famiglie degli ospiti a riaffidare alle loro cure i propri cari. All'interno della struttura gestita dall'Istituto delle Suore di Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, tutti i 35 anziani accuditi avevano contratto il Covid-19 e, di questi, quattro sono deceduti per le conseguenze del virus, fatto che aveva portato l'Asl a prendere in mano la situazione, spostare i casi meno gravi all'ospedale di Fucecchio e a Villa Agostina a Certaldo, fino all'indagine delle commissione interna all'azienda e all'apertura di un fascicolo la parte della Procura di Firenze. Dopo che la commissione stessa ha dato il nulla osta alla riapertura - atto replicato anche dal sindaco Paolo Campinoti - l'amministratore della Rsa Franco Baldini è al lavoro per ripartire al più presto. E venerdì 26 il sindaco Campinoti con un post su Facebook ha festeggiato il primo rientro: "il primo rientro alla Gino Incontri A invertire il tragitto di quel triste corteo che allontanò gli ospiti dalla casa di riposo ma che si è poi rivelato la scelta giusta da compiere per la loro salute!".
«Abbiamo inviato mercoledì sera la comunicazione alle famiglie che avevano direttamente portato da noi i loro parenti – spiega il responsabile della struttura – mentre per quelle inserite dai servizi territoriali stiamo preparando una lettera ufficiale da inviare quando la Società della Salute ci darà l'ok. A quel che ci risulta i nostri ospiti fuoriusciti, fatta eccezione di una signora alla "Chiarugi" di Empoli, sono tutti a Villa Agostina a Certaldo e solo uno di loro ha ancora il tampone positivo pur stando bene».
Baldini confida nel buon senso delle famiglie: «Queste persone avevano iniziato da noi un percorso che era stato bruscamente interrotto – prosegue – e possiamo riattivare. Il nostro non è un caso isolato. Anzi, quando il virus è entrato siamo riusciti a sigillare la struttura non portandolo all'esterno né trasmettendolo ai nostri familiari. I requisiti minimi organizzativi erano dovuti al fatto che 15 elementi del personale su 29 si sono ammalati. Le competenze in questa residenza ci sono». Nel frattempo sono cambiate alcune cose: a quanto si apprende, la madre superiora è stata trasferita e al momento c'è una infermiera laureata che ha l'interim del coordinamento socio sanitario in attesa dell'arrivo di un'altra religiosa come responsabile. La ripresa dei lavori, infine, avviene in parallelo oltre all'inchiesta della procura anche con il ricorso al Tar presentato dalle religiose per il provvedimento di chiusura, a cui Asl e Comune si sono opposti con propri legali. —
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