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«Tentativi di corruzione» Lo psichiatra è sotto accusa
LIVORNO
«C’ho da pagà Nencioni». Con questa frase intercettata dai carabinieri il medico legale livornese Francesco Papini avrebbe inguaiato l’amico e collega di vecchia data Massimo Nencioni, psichiatra dell’Asl nato a Livorno e che esercita in Versilia da oltre 20 anni. Nencioni è agli arresti domiciliari da giovedì mattina nella sua casa di Viareggio.
Papini, secondo gli inquirenti labronici, era l’architetto di un sistema per frodare le compagnie assicurative con incidenti falsi. E Nencioni, a detta degli investigatori, avrebbe collaborato in maniera attiva con lui. Sottoscrivendo referti su patologie psichiatriche causate da incidenti stradali, ma in realtà - sostiene la Procura - senza alcun fondamento medico. Referti scritti, si ipotizza, «senza aver incontrato né tantomeno visitato i pazienti». Per questa documentazione clinica, è sempre l’accusa a sostenerlo, lo psichiatra viareggino avrebbe ricevuto come compenso una percentuale del risarcimento danni gonfiato che arrivava dalle assicurazioni, nello specifico le compagnie Generali, Vittoria e Sara. Cifre dai 500 ai 2.000 euro, su svariate migliaia di euro che venivano riconosciute come danno. Di questi soldi avrebbe parlato lo stesso Papini nelle intercettazioni telefoniche e ambientali dei carabinieri, facendo riferimento a un collega che sta a Viareggio e che doveva andare a pagare. Un comportamento, secondo la Procura, comprensibile solo con la motivazione che si trattava di compensi illegali.
Ma c’è un altro elemento che ha portato gli inquirenti livornesi a ritenere lo psichiatra un membro attivo del “sistema”. Si tratta dei sondaggi che Nencioni avrebbe fatto con i colleghi del pronto soccorso del Versilia per avere falsi referti sulle lesioni subite in seguito agli incidenti. Qui la ricostruzione degli investigatori parla di diversi tentativi, che all’inizio Nencioni avrebbe definito positivi. Lo psichiatra farebbe riferimento a due colleghi che conosce e che sarebbero stati «un po’ più vispi della media».
Papini, che è all’altro capo del telefono, chiarisce che non è un favore, perché c’è da guadagnarci: riferimento, secondo l’accusa, al compenso che sarebbe stato versato anche ai colleghi del pronto soccorso versiliese. Ma questi tentativi, che in seguito sarebbero stati rivolti anche a medici più giovani, non sarebbero andati a buon fine. Anzi: uno dei medici con cui sarebbe stato tentato l’approccio si sarebbe, testualmente, «incazzato». Da lì, è la tesi della Procura, ulteriori tentativi avrebbero avuto esito negativo. Tant’è vero che non risultano indagati altri medici in Versilia oltre a Nencioni. La notizia dell’arresto dello psichiatra ha lasciato sconcertati i colleghi dell’Asl. Sessantacinque anni, sessuologo e criminologo, lavora in Versilia dal 1997. Il giudice ha deciso per lui la sospensione dall’attività professionale. —
MATTEO TUCCINI
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