Sicurezza
Il sistema collassa a San Piero a Grado dopo un incidente «Io e te s’è puzzato»
Così parlava l’avvocata Cantini con Papini, ora in carcere Decisiva allo stop al risarcimento la querela di un medico
livorno
La consapevolezza che il sistema sta crollando è tutta in una frase: «Io e te s’è puzzato... se n’è fatti un ballino». A parlare con il medico Francesco Papini, ritenuto dalla procura di Livorno il presunto organizzatore degli incidenti gonfiati e delle truffe alle assicurazioni, è Serena Cantini, l’avvocata di 41 anni che secondo i carabinieri sarebbe una sua stretta collaboratrice e che per questo è indagata per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione a all’istigazione alla corruzione di pubblici ufficiali e per fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona.
È il 6 dicembre del 2019 quando i militari del Nucleo operativo, guidati dal tenente Marco Saccà, li intercettano nello studio del medico di 62 anni, che da giovedì scorso è in carcere. Stanno parlando di un incidente avvenuto quasi un anno prima a San Piero a Grado, a Pisa, alle 21.15 del 10 gennaio. Coinvolti l’imprenditore quarantunenne Federico Dari (titolare del “Punto Gelato” di piazza Damiano Chiesa, e per questo nelle intercettazioni definito da Papini «il gelataio») e la compagna Serena Marazzato, di 45, protagonisti di uno scontro in auto con un terza persona. I militari, attraverso alcuni accertamenti con le banche dati assicurative, scopriranno che si tratta di Alessio Pacicca, un livornese di 34 anni. E ritengono che l’incidente sia stato simulato, per questo indagano tutti e tre per aver truffato l’assicurazione, anche se Dari al Tirreno si difende spiegando «di non aver finto alcun sinistro, di essere stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso e di non aver ricevuto neanche un centesimo di risarcimento».
Ciò nonostante, nell’ordinanza firmata dal gip Antonio Del Forno, l’imprenditore si dimostrerebbe perfettamente consapevole della gestione illecita della pratica da parte di Papini. Con il medico che gli spiegherebbe nel dettaglio come ripartire le somme del rimborso auspicato. Parte del compenso, infatti, avrebbe dovuto essere corrisposto anche a due medici coinvolti nell’inchiesta: il trentasettenne Luca Fabbri e il pisano Andrea Farmalli, 62 anni. «I due dischetti – a parlare è Papini, facendo riferimento ai cd con le lesioni alterate che si sarebbe potuto procurare per incrementare il potenziale rimborso assicurativo da parte della Cattolica – costano 500 euro per uno, che fanno mille. Sono registrati laggiù, con la lesione dentro».
Un altro punto che agli investigatori non quadra è il soccorso stradale giunto in appena otto minuti (con il carro attrezzi guidato da uno degli indagati, il cinquantasettenne Fabrizio Nieri, dipendente della Nuova Tecnauto e che in quel momento, secondo la cella telefonica, si trovava già a Tombolo) e il fatto che, dopo l’incidente, Dari abbia telefonato prima a lui, poi alla polizia stradale e infine al 118. Nel procedimento sorge però un imprevisto: l’assicurazione blocca la pratica, negando i rimborsi. Si capirà dopo che uno dei medici, Fabbri, il 26 giugno del 2019 dopo essere stato contattato da un ispettore della Cattolica che gli chiedeva conto dei certificati firmati a suo nome, si presenta dai carabinieri di Livorno disconoscendo la propria firma sulle diagnosi e le due persone coinvolte (Dari e Marazzato). È a questo punto che i militari, che già da mesi indagavano sulla presunta associazione per delinquere, svolterebbero nell’inchiesta. Perché tutto si farebbe più chiaro, anche fra gli stessi indagati. Come Cantini: «Io e te s’è puzzato... se n’è fatti un ballino». —
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