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Tentata truffa pure alla Moby: ma la compagnia non ha pagato

S.T.
Tentata truffa pure alla Moby: ma la compagnia non ha pagato

Un giovane avvocato pisano dopo un incidente sulla nave ha chiamato proprio Papini: «Ciao, sono l’amico di Luchino» Ma alla fine niente risarcimento

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LIVORNO

Le truffe alle assicurazioni sfiorano pure il mondo delle compagnie di navigazione. È quanto emerge dalla maxi inchiesta dei carabinieri della Compagnia di Livorno, guidata dal maggiore Guglielmo Palazzetti, visto che nelle intercettazioni viene documentata una richiesta di risarcimento alla Moby.

Rimborso che però non sarebbe andato a buon fine, visto che la società non ha mai pagato e quindi al presunto sodalizio non rimaneva altro che adire le vie legali, decisione che alla fine non è stata presa. È il 9 agosto del 2019 quando l’avvocato pisano L. B., 30 anni, telefona proprio a Francesco Papini, il presunto organizzatore delle truffe, colui che avrebbe gonfiato gli incidenti stradali fino ad arrivare a un presunto giro di affari di circa 680mila euro. «Sono l’amico di Luchino», così si sarebbe presentato il giovane, che forse conosceva il medico per interposta persona. Parlando sarebbe quindi emersa la possibilità di “gonfiare” l’incidente, a seguito del quale il trentenne avrebbe rimediato la lussazione di una spalla, omettendo però di dichiarare al pronto soccorso che questa patologia, per lui, sarebbe stata ricorrente in passato.

Da qui l’idea di rivolgersi a un ortopedico, che potesse certificare l’assenza di problemi pregressi alla spalla, che sarebbe stato trovato da Papini. I due avrebbero parlato anche dei cd falsi, con le immagini diagnostiche manipolate, anche se la compagnia non ha pagato e la pratica non è andata avanti. B., in ogni caso, risulta indagato per fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona. —

S.T.
 

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