Il dolore
Il reduce Faggioli è tornato nella caserma maledetta
Il neo cavaliere della Repubblica ha visitato la Fadini, dove fu imprigionato dai nazisti. Poi fuggì calandosi con una corda
MONTESPERTOLI. Dopo 77 anni è tornato a vedere la prigione dove fu confinato dai tedeschi, dalla quale fuggì calandosi da una finestra con una corda. Ieri mattina Bruno Faggioli, 96 anni, reduce della Seconda Guerra Mondiale, neo cavaliere della Repubblica Italiana ed ex presidente della pubblica assistenza di Montespertoli, dove risiede, è andato in visita alla caserma Fadini di Firenze, adesso sede di uffici amministrativi della polizia di Stato.
Qui fu imprigionato dai soldati della Wehrmacth dopo l'8 settembre del 1943, perché si era rifiutato di sposare la causa nazifascista. Alcuni giorni fa ha espresso un desiderio al sindaco di Montespertoli, Alessio Mugnaini: «Vorrei tanto rivisitare – aveva detto al primo cittadino – la caserma dove fui imprigionato in tempo di guerra e dalla quale riuscii ad evadere, calandomi con una fune dalla finestra della cella». Il suo auspicio è stato esaudito. Il primo cittadino si è subito attivato insieme al suo cerimoniere della polizia municipale, Vieri Lascialfari. È stato contattato il questore Armando Nanei, che ha voluto subito organizzare la visita. Così il cavalier Faggioli, accompagnato dalla moglie Leda di 94 anni, dal sindaco e dal cerimoniere di Montespertoli, ha rimesso piede nel luogo della sua prigionia.
Fatti i primi passi nel cortile della Fadini, lo stesso dove fu radunato con altri giovani dai militari tedeschi, Bruno non ha trattenuto l'emozione, e ha iniziato a raccontare i giorni della prigionia. Il 96enne fu arrestato l'8 settembre del 1943, dopo l'armistizio, perché si rifiutò di arruolarsi nell'esercito tedesco. Sapeva bene, ha raccontato ieri, che avrebbe rischiato di finire su un treno per un viaggio di sola andata verso i campi di concentramento. Il giorno stesso i soldati italiani furono radunati nel cortile della caserma Fadini, vicino alla Fortezza da Basso, quello stesso cortile che ora viene usato come parcheggio per le auto del personale della polizia. Tra loro anche Bruno Faggioli.
Tutti furono messi di fronte a una scelta: fare un passo avanti e unirsi all'esercito tedesco, o essere imprigionati. Faggioli rimase fedele ai suoi ideali, scelse la strada più difficile, e finì in cella. La sua prigionia durò due settimane. Evase calandosi dalla finestra della cella, insieme ad altri due detenuti, usando una corda che gli aveva dato il padre. Era riuscito a passargliela dopo averla nascosta tra i vestiti e il pane, durante un colloquio in carcere, eludendo la sorveglianza tedesca. Con quella corda Faggioli si calò da circa 10 metri, ritrovandosi in via del Pradello, sfuggendo a una morte quasi certa nei campi di sterminio.
L'anziano, che ha stupito tutti ricordando la struttura della caserma come se ci fosse stato fino al giorno prima, ha percorso i corridoi della Fadini a fianco dell'amata moglie, arrivando proprio alla stanza dove era detenuto, oggi sede di uffici di polizia. Si è affacciato a quella stessa finestra da dove fuggì verso la libertà più di mezzo secolo fa.
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