La manifestazione
Hackerato il profilo Facebook di Pomponi
Il sindaco, che poi ha riattivato l’account, è stato avvertito da amici dell’intrusione di ignoti che avevano pubblicato dei post
MONTAIONE
Nella tarda mattinata di ieri chi ha aperto Facebook e ha visto casualmente dei post del sindaco di Montaione, Paolo Pomponi, si è visto passare per la mente due cose: o il primo cittadino ha perso la testa o, cosa molto più probabile, è stato oggetto di un attacco hacker sul proprio profilo. E infatti è andata così: mentre il sindaco del borgo valdelsano si trovava a Firenze per motivi di lavoro, qualcuno si era divertito a entrare nel profilo iniziando a pubblicare castronerie di ogni tipo, sicuramente ben lontane dallo stile del primo cittadino. Tre almeno i post che sono stati fatti, tutti relativi a temi legati a Facebook e alla propria sicurezza ma con un ingannevole link su cui cliccare. Tutto questo accadeva mentre il primo cittadino ne era completamente all'oscuro. «Appena terminato il mio impegno – spiega Pomponi – sono stato oggetto di una serie di chiamate di amici e persone che mi conoscono per segnalarmi l'attacco hacker. Io personalmente non ho ritrovato nessuno di quei post in bacheca, li avevano fotografati gli altri». Il sindaco di Montaione ha così scritto al social che ha provveduto, in pochi minuti, a riattivare l'account con nuove credenziali. «Dovesse succedere di nuovo lo segnalerò alla Polposta», prosegue il primo cittadino. Negli screenshot si nota anche che l'hacker ha commentato il proprio post sempre utilizzando il profilo di Paolo Pomponi e ha taggato numerosi amici del sindaco in modo che i messaggi potessero avere maggiore diffusione. Una volta tornato in azione, il “vero” Paolo Pomponi ha infine pubblicato un post di scuse: «Spero non abbia a ripetersi una situazione simile - ha scritto all'interno - l'unica consolazione è che potevo essere hackerato con la pubblicazione di "roba" peggiore», liquidando l'accaduto, per il momento, a una "bischerata" arginata nel giro di poche ore. —
D.D.
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