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Caporalato e bancarotta. Condannati due coniugi
Nei loro tomaifici di Empoli venivano impiegati operai africani senza contratto, pagati 1 euro l'ora per lavorare anche dieci ore al giorno, sette giorni su sette
EMPOLI. Nei loro tomaifici di Empoli venivano impiegati operai africani senza contratto, pagati 1 euro l'ora per lavorare anche dieci ore al giorno, sette giorni su sette. I due coniugi cinesi, Wang Guangfa e Zhang Yumhei, sono stati condannati dal tribunale di Firenze con rito abbreviato a 3 anni di reclusione ciascuno. Arrestati lo scorso novembre dalla guardia di finanza in esecuzione di una misura di custodia cautelare in carcere, erano imputati dei reati di bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e caporalato. Il tribunale ha disposto nei loro confronti anche la confisca di beni mobili e immobili per 1,7 milioni di euro, equivalente delle tasse non pagate. Tutt'ora latitante il figlio ventottenne della coppia, che lo scorso novembre è sfuggito all'arresto poiché si trovava in Cina. Per lui è stato disposto il rinvio a giudizio e per questo sarà processato come i genitori.
La prima udienza è fissata l’8 settembre davanti al tribunale di Firenze. Secondo le indagini, coordinate dal pm Christine Von Borries, nei tomaifici della famiglia cinese si lavorava senza sosta con una sola pausa al giorno, di 15 minuti, per mangiare. I coniugi preferivano operai di origine africana, considerati più facili da sfruttare perché privi sia di alternative lavorative, sia delle risorse necessarie per denunciare un eventuale sfruttamento sul luogo di lavoro, oltre che meno consapevoli dei propri diritti sindacali rispetto a lavoratori provenienti da altri continenti. «Ci sono tanti uomini di colore che stanno nella stessa casa - diceva il figlio della coppia di imprenditori con altri colleghi cinesi -, è sicuro perché sono tutti buoni, nella case in genere ce ne sono tanti così non c'è bisogno di dargli alloggio». «Se tu chiami una persona qualsiasi da fuori - affermava ancora nelle conversazioni intercettate - se poi non ci sono le assunzioni quelli di possono fare denuncia». Gli africani invece erano considerati meno inclini a creare problemi: «Quelli che ho io sono tutti rifugiati». —
Matteo Leoni
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