La protesta
Protocolli meno rigidi e i locali ci provano
Empoli, atto di fiducia verso il futuro da parte di baristi e ristoratori. D’Alessio (Confesercenti): «Adesso inizia la vera sfida»
EMPOLI. Segnali di chiaroscuro in questa riapertura per attività commerciali, artigianali e di servizio come parrucchieri ed estetiste. È quello che si apprende da alcune delle associazioni di categoria del territorio dopo un briefing sui propri associati eseguito già nella mattinata di lunedì.
«Un settore che sicuramente è ripartito senza indugio è il benessere – spiega Fabrizio Cecconi, direttore generale di Cna – parrucchieri ed estetisti, spesso piccole imprese a trazione familiare, non potevano più sostenere economicamente la situazione e hanno il vantaggio di rispettare ormai da un decennio norme per la tutela della salute pubblica».
Secondo il referente dell'associazione legata agli artigiani, «qualche problema in meno nella riapertura lo hanno avuto le imprese senza dipendenti per ovvi motivi, mentre ristoranti, bar e commercio hanno ripreso con prudenza, chiamando al lavoro solo una parte dei dipendenti. Chi è legato al turismo, ancora, aspetta».
Confesercenti per certi versi esprime un primo bilancio positivo: «Riducendo da quattro a un metro le distanze tra i clienti – spiega il referente locale Gianluca D'Alessio – è stato possibile per molti di rientrare nei limiti del fattibile. La scorsa settimana avrei detto che a tale condizioni il 50% di bar e ristoranti non avrebbe potuto riprendere ad accogliere i clienti. Chi ricomincia lo fa grazie alla buona volontà, visto che il via libera è arrivato solo domenica sera. Adesso inizia la vera sfida, quella per cui servirà supporto economico e non assistenza, basato su agevolazioni e piani di rilancio strategico. Chi la settimana scorsa aveva gettato la spugna, ora vuole provarci per l'ultima volta. Vediamo che succede».
Fino a ieri chi ha potuto se l'è cavata con consegne e asporto, ma i guadagni del servizio al tavolo restavano un miraggio. «Quando si era visto un interesse positivo delle persone sulle consegne a domicilio – spiega D'Alessio – ci pensava che la possibilità dell'asporto in loco potesse dare dei frutti maggiori. Invece gli incrementi a noi segnalati sono minori rispetto alle aspettative della vigilia. Questo non significa che la modalità verrà abbandonata, in quanto molti si sono abituati. Il fatto adesso è che, se i grandi potranno apparecchiare pochi tavoli per continuare a lavorare, d'altro canto dovranno far fronte a introiti minori con costi fissi inalterati».
Poi c'è il problema dell'abbigliamento: «Si avvertono problemi come quelli degli acquisti e dei rapporti con fornitori – spiega il delegato di Confesercenti – in tanti si sono esposti economicamente. A soffrire sono soprattutto i negozi a gestione familiare del "Giro d'Empoli". Ci arrivano notizie di esercenti i quali, ormai prossimi alla pensione, hanno deciso di anticipare la chiusura nei casi in cui non vi è ricambio generazionale». —
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