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Il fotografo in prima linea contro il Covid. «Così non dimenticheremo i nostri eroi»

Daniele Dei
Il fotografo Nilo Capretti in prima linea contro il Covid
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Il fotografo Nilo Capretti in prima linea contro il Covid

Nilo Capretti ha chiesto e ottenuto di entrare nel cuore dell’ospedale San Giuseppe: i suoi scatti diventeranno una mostra

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EMPOLI. Un fotografo dentro l'area Covid-19 dell'ospedale San Giuseppe di Empoli per immortalare medici, infermieri e personale sanitario al lavoro in prima linea contro il coronavirus. Si tratta di Nilo Capretti, artista molto conosciuto in città e già autore di numerose raccolte e mostre, che ha deciso di spendersi direttamente affinché ci potesse essere una documentazione di tutta questa straordinaria opera messa in campo contro un nemico invisibile che, è bene ricordare, ancora non è stato debellato.

Nei giorni scorsi ha realizzato i primi scatti all'interno dei reparti di malattie infettive allestiti ad hoc per la situazione epidemiologica e, se la situazione glielo consentirà, ci tornerà anche nei giorni prossimi. L'obiettivo è uno: poter realizzare, quando ci sarà la possibilità di poter organizzare degli eventi culturali in sicurezza, una mostra in cui esporre i migliori scatti a testimonianza di quanto accaduto lasciando così una traccia anche quando quel che stiamo vivendo diventerà parte della storia. «La prima cosa che ho pensato – esordisce Capretti – è stato che i medici e gli altri operatori sanitari un giorno rischieranno di non essere più ricordarti come eroi. Oppure le persone, salvo quelle colpite direttamente con lutti familiari, potrebbero dimenticarsi velocemente di tutto. Avevo iniziato fotografando ambienti della città di Empoli lasciati vuoti, ogni qual volta che una situazione mi si fosse presentata davanti. Poi ho fatto la riflessione sul tema sanitario e, per questo motivo, sono riuscito a prendere contatti con la direzione ospedaliera empolese per raggiungere un accordo».

Ovviamente si è dovuto aspettare che il numero dei contagi, e di conseguenza dei posti letto occupati nel nosocomio di via Boccaccio, si riducesse rispetto alle scorse settimane, ma alla fine è stato possibile far entrare il fotografo lì dentro: «Mi hanno letteralmente “scafandrato” come i medici – racconta Capretti – ho seguito la loro stessa trafila di vestizione e svestizione. È stata un'esperienza anche per me. Mi sono chiesto come fosse possibile per queste persone stare all'interno di tute, doppi guanti e visiere per così tante ore. Eppure ho visto tanta professionalità, coesione e voglia di portare in fondo assieme una situazione davvero difficile».

Il fotografo empolese ha di fatto utilizzato quello che in sociologia viene definito come l'occhio dello straniero: «Mi hanno spiegato dove camminare, quali linee a terra seguire – prosegue – mi hanno aiutato nel togliermi tutto: per indossare le protezioni servono più di dieci minuti. Per fare le foto invece ho portato una sola macchina e un unico obiettivo, senza nessun ausilio. Sarebbe stato impossibile fare altrimenti. Infine, ovviamente, ho disinfettato tutta l'attrezzatura».

Capretti dopo la mostra potrebbe mettere online le sue immagini: intanto ne ha anticipata una a Il Tirreno in cui è lui stesso che è stato ritratto dai medici nell'area Covid: «A tutto il personale ospedaliero va il mio ringraziamento – conclude – che ha dimostrato davvero grande professionalità in tutti i momenti in cui sono stato accompagnato per il mio lavoro». —
 

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