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Empoli

la prevenzione 

La visita in ambulatorio diventa un rischio. Medici di famiglia sommersi da telefonate

Daniele Dei
Iacopo Periti medico di famiglia
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Iacopo Periti medico di famiglia

Iacopo Periti: «Cerchiamo di essere più vicini ai nostri pazienti. L’idea è di poter utilizzare presto le videochiamate»

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EMPOLI. I medici di famiglia dell'Empolese Valdelsa da quasi due mesi lavorano con i cellulari accesi per dodici ore ogni giorno. Nel prolungarsi dell'emergenza Covid-19 si stanno cercando misure diverse per stare vicini al paziente. «Stiamo studiando metodi come la videochiamata Whatsapp – spiega Iacopo Periti, medico di medicina generale di Empoli – io dovrei iniziare dalla prossima settimana. In molti hanno paura a venire in ambulatorio anche nel bisogno: una paziente l'ho convinta dopo due settimane. Mi dispiace quando una persona mi chiama e mi chiede scusa dicendomi che sta male. La gente deve essere curata».

Periti era stato "ospite" di un collegamento video su Facebook della sindaca Brenda Barnini. «La stanchezza inizia a farsi sentire – prosegue – ma siamo consci che il ruolo della medicina generale sarà sempre più importante nell'intercettare i casi sospetti. Il primo problema è stato dire ai pazienti con influenza di non venire in ambulatorio e di dover telefonare. Soltanto martedì scorso, per esempio, ho contato 97 telefonate.

Ho ricevuto la chiamata di una signora che aveva solo bisogno di parlare con qualcuno. Abbiamo un ruolo centrale per far stare le persone a casa, ma questo non significa avere ambulatori chiusi». Positiva, secondo Periti, la reazione del territorio: «Le terapie intensive reggono – conclude – la sensazione mi dice che le cose stiano andando bene ma i tempi saranno più lunghi del previsto. Importante sarà isolare a casa i sospetti, il tampone è importante ma viene a seguire. Fossilizzarci su questo aspetto non è giusto, altrimenti ci si blocca. Non è semplice eseguirlo: all'Igiene dell'Asl ne ho chiesti alcuni e sono stati fatti a distanza di quasi una settimana. Si possono chiedere solo per chi ha sintomi ed è stato vicino a un positivo al Covid, oppure se si accusa febbre da almeno 38,5 gradi per quattro giorni».

Fabrizio Peruzzi coordina i medici di medicina generale di Capraia e Limite, Vinci e Montelupo Fiorentino: «La fase due sarà ancora più difficile – è il suo parere – verranno prese misure ancora più dure. Se la gente va in giro e a Montelupo, per esempio, si troveranno altri 3-4 nuovi casi, si rischia che verrà chiusa come Codogno, in una zona rossa». Sia Periti che Peruzzi approvano il lavoro degli Usca, le squadre speciali che entrano nelle case per visitare i pazienti, ma notano in giro ancora troppi comportamenti non idonei.

«Vedo spesso dei giovani con la mascherina tirata giù – è il timore di Peruzzi – alcuni non sono coscienti della situazione, pensano di essere immuni. Noi invece torniamo a casa angosciati e preoccupati, perché non riusciamo a curare come vorremmo i nostri pazienti. Questa pandemia ha scombussolato il nostro modo di lavorare con visite solo con appuntamento per patologie importanti e non differibili, e le ricette "rosse" arrivano direttamente sul telefonino del paziente: ricevo fino a 50 chiamate al giorno. Speriamo nel giro di 15-20 giorni di ritornare almeno agli accessi in ambulatorio per patologie meno importanti. Come era "bello" quando alle 22 c'erano le persone fuori ad aspettare, oppure fino alle 13.30, dopo 5-6 ore di ambulatorio...». —


 

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