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Empoli

Vibac, accordo raggiunto Ma a mancare è il lieto fine

Daniele Dei
Vibac, accordo raggiunto Ma a mancare è il lieto fine

I lavoratori accettano il piano con 14 mesi di cassa integrazione per 80 lavoratori Lo stabilimento resta aperto, però neanche gli incentivi all’esodo soddisfano

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L'accordo c'è ma non è ciò che tutti si aspettavano. Tra i lavoratori della Vibac di Mercatale serpeggia un grande malumore perché, anche se il licenziamento collettivo e la chiusura dello stabilimento sono stati scongiurati, c'è la sensazione che tre mesi di proteste, interrotti solo dall'emergenza coronavirus, e viaggi a Roma al tavolo convocato dal sottosegretario al Mise Alessia Morani, abbiamo portato a poco.

Il 15 aprile, ultimo giorno concesso per la trattativa che godeva già di una proroga di due settimane per le conseguenze del Covid-19, parti sociali e azienda sono state connesse in via telematica fino a tarda serata. «L’azienda non ha accettato nulla di tutto quello che per noi era il minimo per poter sottoscrivere un accordo come Filctem Cgil», ha dichiarato Giuseppe Dentato, il sindacalista che fin dal primo momento ha seguito la vertenza. Non restava però altro da fare: il tempo era scaduto. È scattato subito un tam tam di messaggi che ha aperto, dalle 23 di mercoledì alle 10 di ieri, una votazione tra i dipendenti per decidere se accettare 14 mesi circa di cassa integrazione, composti da 9 settimane per Covid-19 e un anno di straordinaria per crisi aziendale, o andare tutti in mobilità. Alle 10 di ieri mattina, l'esito era di 62 voti a favore, 24 no e 4 astenuti.

Secondo gli accordi raggiunti, circa 80 dei 120 lavoratori dello stabilimento andranno in cassa integrazione. Dei restanti 40, 24 riprenderanno indicativamente alla fine del mese e gli altri poi. Prevista anche la messa a disposizione da parte di Vibac di centomila euro come buone uscite incentivi all'esodo: cifra considerata bassa dal sindacato, ma l'azienda ha ribadito non essere disponibile ad aggiungere ulteriori somme considerata la crisi aziendale, le perdite economiche pregresse al coronavirus e quelle attuali. «Sono state accettate le controproposte sindacali in modo minimale – dice il delegato Rsu, Vladimiro Spinelli – ma così potrà essere nuovamente acceso qualche macchinario per riavviare parte della produzione».

Sarà comunque un riavvio ai minimi termini, considerato che molti dei rientranti sono amministrativi e commerciali. Il grande timore è che per gli 80 a cui spetterà la cassa integrazione non ci sarà più possibilità di mettere piede all'interno della fabbrica di nastri adesivi. Tutto dipenderà dai piani che Pietro Battista e gli altri vertici della multinazionale con sede a Ticineto, in provincia di Alessandria, porteranno avanti. «Rispetto la scelta dei lavoratori - è il commento del sindaco Giuseppe Torchia – però evidenzio che l'azienda rispetto agli argomenti espressi sul tavolo del Mise ha stralciato molte considerazioni. Nei prossimi giorni valuterò gli strumenti che ho per far sì che le puntualizzazione espresse dal Comune non vengano meno». —

Daniele Dei

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