Gioco
«Il virus ora pare meno forte ma siamo ancora nel pieno»
EMPOLI
A oltre un mese dall'inizio dell’emergenza Covid-19, il direttore di medicina interna 2 dell'ospedale San Giuseppe di Empoli e responsabile dell'area Covid, Luca Masotti, ha fatto il punto della situazione del suo reparto in diretta streaming, su invito del sindaco di Montelupo Fiorentino, Paolo Masetti, tramite la sua pagina Facebook.
I numeri. «Ben 96 posti letto dell'area medica su 150 sono stati dedicati all'assistenza di chi era affetto da Covid – spiega Masotti – utili per gestire attualmente un numero di pazienti che si aggira attorno ai 120, 90 in area medica e 30 in terapia intensiva. Al momento ci sono circa 40 persone ricoverate in area medica e 15 in terapia intensiva, siamo ancora nel pieno dell'emergenza». Poi un commento sui dati: «Molti contagi sono probabilmente espressione di un aumento del numero di tamponi effettuati – prosegue – evidenziando casi positivi asintomatici a paucisintomatici. Stiamo vedendo, oltre alla riduzione dei ricoveri, anche un maggior numero di casi meno gravi. Sembrerebbe, ma non è attualmente dimostrabile, ci sia una diminuzione della virulenza del virus».
L'organizzazione. «Con l'omologo di medicina 1, Roberto Tarquini, abbiamo gestito dei reparti al di fuori dell'ordinario», ha evidenziato Masotti, parlando poi del lavoro di squadra: «L'ospedale ha dato una risposta importante anche ai pazienti no Covid grazie ad altri specialisti che si sono aggiunti o sostituiti agli internisti. Non avendo il reparto malattie infettive è toccato alla medicina interna gestire quello ex novo. Gli altri specialisti ci hanno supportato prendendo in gestione patologie di loro "vicinanza". La neurologia si è occupata strettamente dei pazienti con ictus, gastroenterologi, cardiologi, otorini e diabetologi ci hanno sostituito nelle guardie notturne. Il pronto soccorso e i reparti hanno fatto squadra: questo avrà ricadute anche sul futuro».
La fragilità. Il problema più grande è la gestione dei pazienti anziani: «Siamo abituati ad avere i familiari vicini ai pazienti – le parole di Masotti – questa patologia, per il rischio infettivo, ha tolto tutto ciò. Nonostante lo sforzo fatto di aggiornare la situazione ai familiari, ha comportato molto spesso delle situazioni di peggioramento sia clinico che cognitivo, creando gravi problemi di assistenza. Solo il continuo prodigarsi di infermieri e Oss ha fatto in modo che ricevessero conforto e calore umano. Conforto che spesso ha comportato il miglioramento e il superamento della malattia».
I farmaci. Infine la sperimentazione dei nuovi farmaci: «I risultati sono abbastanza buoni – conclude il direttore – ne abbiamo valutati alcuni che agiscono come anticorpi monoclonali o antifiammatori. L'impressione è che siano efficaci. Oggi utilizziamo degli antiretrovirali come l'idrossiclorochina, oltre al supporto di ossigeno dato attraverso ventilatori o caschi. Servono però investimenti sulla ricerca scientifica per avere dati certi». —
D.D.
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