Gioco
Vibac: i lavoratori pronti a proseguire nella trattativa
Vinci, l’accordo, per scongiurare il licenziamento di tutti i 120 addetti dell’azienda, prevede la cassa integrazione per un totale di 21 mesi
VINCI. Disco verde da parte della maggioranza dei lavoratori della Vibac di Mercatale alla prosecuzione della trattativa con l'azienda da parte di Rsu e sindacati. Sabato scorso si è tenuta una consultazione in maniera telematica, a distanza di un giorno dal faccia a faccia di quattro ore tra istituzioni, azienda e parti sociali in cui era stata raggiunta un'intesa tra le parti, come annunciato dal sindaco Giuseppe Torchia. L'accordo trovato prevede l'avvio di un periodo di cassa integrazione in deroga di nove settimane per tutti i dipendenti legato all'emergenza Covid-19, seguito da un ulteriore periodo di dodici mesi di cassa straordinaria per crisi. Sarebbero circa 14 mesi "cuscinetto" utili per capire come l'azienda piemontese, produttrice di nastri adesivi, vorrà muoversi in futuro relativamente al mantenimento o alla chiusura del sito ex Syrom. Quello strappato venerdì scorso era l'unico accordo possibile anche perché, se non si firmerà un'intesa entro il 15 aprile, scatterà il licenziamento di massa per tutti i 120 addetti del sito produttivo.
«L'accordo ha un duplice obiettivo – spiega il sindacalista della Filctem Cgil Giuseppe Dentato – da un lato tenere attaccati i lavoratori all'azienda, dall'altro capire se qualcosa cambierà e cosa potremo fare in questi mesi. Nel tempo potranno esserci persone che verranno accompagnate verso la pensione o al di fuori dell'azienda, per chi resta vedremo il da farsi in base allo scenario che si prefigurerà». Vibac dovrebbe mantenere l'impegno di far rientrare 24 lavoratori in azienda già nelle prossime settimane: si tratta di amministrativi, commerciali e alcuni addetti alla gestione di servizi accessori. «I lavoratori della Vibac sono arrabbiati e indignati per l'accaduto – conclude Dentato – e fieri di quello che hanno fatto da gennaio, quando è emersa la notizia, a oggi. Purtroppo non c'è stato altro modo per provare a tenere i lavoratori ancorati all'azienda e solo loro, ieri, hanno potuto scegliere se era meglio chiudere una trattativa oppure lasciare perdere una volta per tutte». —
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