Il Tirreno

Empoli

l’emergenza coronavirus 

«Voglio sapere se sono guarita». Ma il terzo tampone non arriva

Alessandra Tuci
Un tampone per riscontrare la presenza del coronavirus (foto archivio)
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Un tampone per riscontrare la presenza del coronavirus (foto archivio)

Una donna di Cerreto Guidi è risultata positiva e da un mese è isolata a casa. «Dall’Asl rispondono che sono impegnati, ma così mi sento abbandonata»

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CERRETO GUIDI. Un’attesa logorante per avere un tampone a casa. Non basta aver contratto il coronavirus ed essere in reclusione da quasi un mese, vivendo le proprie giornate in una minuscola camera della propria casa, per non infettare gli altri componenti della famiglia. A questo si aggiunge l’estenuante attesa per ottenere un terzo tampone che non arriva. «All’ufficio igiene che contatto ogni giorno mi dicono che devo avere pazienza. Ma io non ne posso più». È lo sfogo amaro di una signora, lettrice del “Tirreno”, che ci ha chiamato per raccontare la sua odissea.

«Sono in casa dal 7 marzo – racconta al telefono, chiedendoci di rimanere nell’anonimato – da quando ho avuto la febbre alta e tosse molto forte con sangue. Mi hanno portato all’ospedale e lì il primo tampone segnalava la presenza del Covid 19. Ma non avendo fortunatamente bisogno di ossigeno sono stata rimandata a casa».

Qui la donna vive in assoluto isolamento, dividendosi tra la camera e il bagno. Le sue giornate sono scandite dal silenzio assordante di quattro mura domestiche e dalla paura di potersi aggravare. La donna infatti soffre anche di patologie pregresse.

«La febbre era arrivata a 40 e sudavo tantissimo – spiega – per dieci lunghi giorni non ho fatto altro che sudare e ho perso quattro chili. Sono stata malissimo». Poi le viene fatto un secondo tampone a distanza di due settimane dal primo: ancora con risultato positivo. La signora continua l’isolamento.

«Ho iniziato a stare meglio, ma sono rimasta sempre chiusa in camera. Mio marito mi portava, anzi mi porta, perché lo fa ancora adesso, il cibo in appositi contenitori che poi vengono categoricamente gettati in una raccolta dei rifiuti a parte. Ora sono in attesa del terzo tampone e non arriva».

La donna chiama ogni giorno l’Ufficio igiene dell’Asl, ma la risposta è sempre la stessa. «Signora, non sappiamo quando potremo venire. Deve avere pazienza – mi dicono – si metta l’animo in pace. Ma io potrò avere il diritto di sapere se sono guarita o meno? Mi sento meglio, vorrei avere un responso sulla mia salute. Oggi (ieri per chi legge, nda) mi hanno detto che erano tutti impegnati a fare i tamponi nelle Rsa. Io non voglio passare avanti a nessuno, solo che mi sento completamente abbandonata a me stessa».

Da lì la decisione di sfogarsi e di chiedere spiegazioni. «Sono stata fortunata a non aver avuto bisogno dell’ospedale, è vero, ma mi sembra che i malati che rimangono a casa siano lasciati soli. Per lo meno in ospedale so che i tamponi li fanno di nuovo tra una settimana e l’altra. Avrei anche bisogno di fare altri esami del sangue per controllare il mio stato di salute».

Insomma, una situazione non facile di per sé a cui si aggiunge un isolamento familiare e sociale che sembra non avere una fine.

«Sono abbandonata a me stessa – conclude – anche le indicazioni su come comportarmi a casa sono arrivate per mail una settimana dopo l’inizio dell’isolamento. Mi si diceva come gettare via tutte le cose utilizzate e toccate da me, come comportarmi con gli altri membri della famiglia». –


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