Il Tirreno

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l’emergenza coronavirus 

«Il personale del 118 ha bisogno di nuove mascherine protettive»

D.D.

Cataldo (Cisl): gli infermieri che operano nell'emergenza rischiano di essere infettati o di infettare a loro volta gli altri 

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EMPOLI

Il personale del 118 è rimasto a corto di mascherine protettive idonee. Nei giorni scorsi iniziative sono state intraprese a livello social per cercare di reperire dispositivi FFP2 e FFP3 facendo appello alle aziende che sono attualmente chiuse e a coloro i quali possono possederne qualcuno in casa. Si tratta purtroppo di una situazione ormai in linea con quanto accade in tutti gli altri settori e, nonostante nell'ambiente infermieristico giri voce dell'arrivo di 400 mascherine fornite dalla Regione Toscana per ogni centrale del 118, la preoccupazione resta alta.

«L'azienda sta cercando di reperire i dispositivi di protezione ovunque – spiega Massimo Cataldo, referente infermieristico della Cisl-FP per l'Asl Toscana Centro – ma le fonti di approvvigionamento sono poche e il problema ormai è serio. Ormai il personale è rassegnato a lavorare con le mascherine chirurgiche perché le altre non sono disponibili. Stiamo sollecitando degli acquisti straordinari che l'Asl, dobbiamo dire, sta facendo, mandando quotidianamente quel che trova sul commercio da sola o tramite l'Estar. Purtroppo però ogni raccolta di materiale non è sufficiente per poi essere smistata. Gli infermieri che operano nell'emergenza rischiano, come tutti gli altri, di essere infettati o di infettare a loro volta gli altri».

Le organizzazioni sindacali infermieristiche stanno cercando di sollecitare i tamponi: «Coloro i quali hanno avuto contatti con casi positivi al Coronavirus devono essere sottoposti al test – afferma Cataldo – perché riscontriamo tante difficoltà. Ci sono operatori che segnalano di non avere sintomi e, come da direttiva, restano a lavorare con i dispositivi disponibili. È arrivato il momento di fare test più accurati».

Complice il fatto che le persone si spostano meno, il numero degli interventi del 118 si è notevolmente ridotto in questo periodo, in particolar modo quelli per i casi in esterna o in luoghi pubblici.

Questo però non cambia molto per gli operatori sanitari dell'unità di emergenza/urgenza: «Se da un lato le partenze sono diminuite – spiega sempre il sindacalista – dall'altro bisogna notare l'aumento del tempo necessario per mettere in campo un servizio sul territorio. Gli operatori, infatti, prima di visitare un paziente devono avere il tempo di indossare e togliere i dispositivi. Tutte le persone ormai devono essere trattate con le medesime cautele a prescindere».

Poi ci sono i neoassunti: «Un supporto importante – concludono – e dall'azienda riferiscono che per coloro i quali sono alla prima esperienza, nonostante tutto, non si entra subito nella mischia ma c'è un periodo minimo di preparazione».

D.D.

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