Il Tirreno

Empoli

l’emergenza coronavirus 

Accompagnatore turistico fa la quarantena in Patagonia

Marco Pagli
Luca Piantandosi fa l'accompagnatore turistico. Ora è in quarantena in Patagonia
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Luca Piantandosi fa l'accompagnatore turistico. Ora è in quarantena in Patagonia

Luca Piantadosi era partito da Empoli a metà novembre ma per l’emergenza legata al Covid è rimasto bloccato in una città tra le Ande e il lago Nahuel Huapi

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EMPOLI. Ci sono empolesi che il coronavirus ha chiuso nella propria casa all'ombra della Collegiata, altri che sono stati bloccati in altre città italiane e altri ancora a cui è stato impossibile rientrare da altri Paesi europei. Ma c'è anche chi la quarantena la sta facendo – letteralmente – dall'altra parte del pianeta. In una terra che è per definizione la fine del mondo. Luca Piantadosi, accompagnatore turistico, da Empoli era partito per la Patagonia a metà novembre per svolgere il suo lavoro con uno dei principali tour operator mondiali, Backroads. E lì è rimasto, in una città stretta tra le Ande e il lago Nahuel Huapi, Bariloche. «Sarei dovuto ritornare in Italia l'11 aprile prossimo – racconta – ma non so se riuscirò a farlo. Anche in Argentina sono state sospese tutte le attività lavorative non essenziali e le persone sono costrette a rimanere in casa. Quando il governo ha annunciato le misure restrittive mi trovavo qua, a Bariloche, perché dovevo partire con l'ultimo tour della stagione per poi tornare a casa. Avrei potuto cercare dei voli di emergenza per il rimpatrio, ma ho preferito rimanere per non mettere a rischio me e gli altri». Luca Piantadosi ormai da tre anni lavora con l'azienda californiana, leader nel settore del turismo. Da sempre appassionato di viaggi, da anni gira il mondo assecondando la sua fame di conoscere, vedere e scoprire.

Tra i suoi luoghi del cuore c'è l'Argentina e la Patagonia in particolare. Dopo averci vissuto per oltre un anno tra il 2013 e il 2014 e poi con Backroads tra il 2018 e il 2019, questa stagione ci è tornato per cinque mesi di lavoro. Un periodo che adesso rischia di diventare molto più lungo. «A differenza di altri Paesi europei e degli Stati Uniti – prosegue – il governo argentino (guidato dal neopresidente Alberto Fernandez, ndc) si è mosso immediatamente con azioni di contrasto del contagio da coronavirus, nonostante i numeri qua rimangano molto bassi. Nel momento in cui sono state disposte le prime restrizioni e la quarantena erano stati censiti 128 contagiati e 3 persone morte per Covid-19. Il virus in Argentina, peraltro, è arrivato dall'Italia attraverso turisti e lavoratori che rientravano. Adesso si parla di 300 casi e tre sono stati registrati in Patagonia».

Nel paese latinoamericano, forse ancora prima che in Italia, sono state introdotte misure restrittive molto ferree, che non permettono spostamenti all'interno del Paese e che hanno bloccato tutte le produzioni non essenziali. «Il 13 marzo il presidente ha annunciato i primi provvedimenti – spiega Luca – e ha specificato che gli stranieri avrebbero avuto tre giorni di tempo per rientrare in patria. Dal 16, infatti, sono stati bloccati tutti i voli internazionali, e dal 19, prima del ponte del 24 marzo (che in Argentina è festa nazionale per la commemorazione delle vittime della cosiddetta “Guerra sporca”, ndc), anche i voli interni ed il trasporto pubblico e privato di lunga distanza su tutto il territorio nazionale. Il termine di queste misure è stato fissato per il prossimo 1° aprile, ma i voli internazionali riapriranno, salvo proroghe, due settimane dopo». Così il giovane accompagnatore turistico empolese è rimasto bloccato insieme ad un collega a quasi 12mila chilometri di distanza, senza certezze sulla possibilità di tornare.

«È dura, non so cosa darei per una pappardella al cinghiale – scherza - ma leggo molto e guardo qualche serie televisiva, cucino (con risultati alterni) e gioco a scacchi online (con risultati pessimi). Ed ovviamente approfitto per sentirmi con i miei familiari e amici tramite whatsapp e per ammirare dalla finestra le bellezze di cui siamo circondati».

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