Il Tirreno

Empoli

SPIRAGLI DI LUCE IN MEZZO A GIORNI BUI

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Strade vuote, vento che soffia. Provare a mettere la testa fuori dal guscio è come cadere dentro un film horror o ritrovarsi a Pripyat alla fine dell’aprile 1986, poco dopo l’incidente al vicino reattore nucleare di Chernobyl.

Uno strazio, insomma. Ma, al tempo stesso, anche un segnale bello, positivo. Perché significa che nell’Empolese Valdelsa le persone hanno capito. Compreso che il mostro, il coronavirus, si combatte anche e soprattutto così, standosene chiusi in casa. Il modo migliore per aiutare chi sta in prima linea. Cioè medici, infermieri, personale sanitario, tutte le persone che, ora, devono spostarsi per garantire merci e servizi essenziali.

D’altra parte che la gente, da queste parti, sappia come si fa lo dimostrano anche le donazioni e gli attestati di stima ricevuti dall’esercito dell’ospedale San Giuseppe. Soldi, materiali, semplici ringraziamenti. Tutto fa, tutto serve. Stare uniti è più importante che mai.

E, a proposito, lo stramaledetto Covid-19 ci ha detto anche un’altra cosa: c’è un Unione che funziona. Non quella di Bruxelles, da cui in molti ora si aspettano un cenno, ma più semplicemente la nostra, quella dell’Unione dei Comuni. Ente che, per anni, è sembrato una forma astratta, ma che ora si sta muovendo deciso e compatto.

In questi difficili giorni, insomma, il circondario c’è, reagisce. A tutti i livelli. È uno spiraglio di luce in fondo al tunnel, ma ce n’era, ce n’è e ce ne sarà bisogno. —

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