Sicurezza
La speranza che rinasce con il primo vagito di Chloe
La figlia di una coppia empolese è venuta alla luce in questo momento particolare
EMPOLI. Se ogni nascita è speranza, venire alla luce al tempo del coronavirus lo è ancora di più. Una sorta di resistenza alla morte, riaprire brecce in un paradigma che ci vuole chiusi, distanziati, divisi. Non a caso il primo vagito di Chloe ha scosso le sale del reparto di maternità del San Giuseppe con la forza dirompente di un germoglio che emerge dalla terra dura.
Un po' per rispetto del suo nome (Chloe, dal greco “piantina nascente”), un po' per opposizione alla paura che caratterizza questo presente, ha riaffermato la vita in un luogo che da settimane ormai è diventato trincea. «È stata un'emozione indescrivibile – raccontano i genitori David Follo e Vanessa Nardiello – mai avremmo pensato che nostra figlia potesse nascere in un momento come questo. Abbiamo avuto paura, certo, ma grazie anche al lavoro dei medici e degli infermieri che ci sono stati vicini e ci hanno rassicurato l'abbiamo superata. In particolare vorremmo ringraziare il dottor Matteo Pieri e il suo staff. Adesso siamo davvero felicissimi».
Giorni duri, gli ultimi trascorsi dalla coppia empolese. Lui, brand manager della Var Group, a casa in smartworking dall'inizio dell'emergenza; lei, dipendente del Santini Salon Hair & Beauty, con Chloe nella pancia senza poter uscire nemmeno per una passeggiata. E senza andare nemmeno al supermercato per paura che il virus potesse infilarsi in quell'ecosistema magico che precede una gravidanza. Aiutati dai familiari, ma a distanza e con la paura di ciò che li circondava. Insomma, il contrario di un'attesa che dovrebbe essere dolce. «Le ultime settimane sono state durissime – continuano David e Vanessa – con la tensione che si aggiungeva alla tensione. Ma non abbiamo mai perso la fiducia che tutto alla fine sarebbe andato bene. Quando Chloe ha cominciato a farsi sentire e a dirci che era pronta per venire alla luce siamo corsi in ospedale. Erano giorni che prendevamo tutte le precauzioni possibili: siamo usciti di casa disinfettandoci le mani e con la mascherina sulla faccia. In ospedale l'atmosfera era particolare, i sanitari con i dispositivi di protezione e i cartelli nei corridoi ad indicare i percorsi Covid. Abbiamo seguito la procedura di sicurezza che ci è stata indicata e per fortuna è stato tutto molto veloce. Chloe è venuta alla luce in meno di due ore, con un parto naturale. Ha lanciato il suo vagito appena uscita e si è attaccata al seno immediatamente».
Un'esperienza che i due giovani neo-genitori hanno condiviso con altre sette coppie negli ultimi due giorni al San Giuseppe. E che sicuramente non dimenticheranno. Così come non dimenticheranno l'affetto di parenti, amici e colleghi che non hanno potuto vedere e che non potranno andare a trovare la piccola Chloe almeno per i prossimi giorni. Ma che non hanno fatto mancare la vicinanza seppure tramite social, telefonate e messaggi. «Purtroppo non è possibile ricevere visite in ospedale e nemmeno a casa – concludono – e questo, specie per i nonni, sarà dura. Tuttavia, il calore che abbiamo ricevuto è ancora più forte. Siamo stati letteralmente subissati di messaggi, chiamate e auguri attraverso ogni possibile piattaforma. Siamo sicuri che tutto questo darà una forza maggiore a noi e anche a nostra figlia». —
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