Il Tirreno

Empoli

«In prima linea, ma non ci sentiamo soli»

David Biuzzi

L’esercito dell’ospedale San Giuseppe ringrazia per donazioni e attestati di stima: «Ci aiutano ad andare avanti»

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EMPOLI

In prima linea, al fronte della guerra contro il mostro coronavirus, capita anche di vedersi recapitare decine di vassoi con 530 dolci da colazione, o di vedersi arrivare cittadini che hanno ritrovato in casa mascherine e guanti monouso in qualche cassetto e vengono a consegnarli spontaneamente.

Gesti grandi o piccoli che siano, ma che scaldano il cuore di chi all’ospedale San Giuseppe ci lavora e da giorni è impegnato contro il più ostico dei nemici, il Covid-19. «Non ci sentiamo soli – dicono dal nosocomio empolese – l’altruismo delle persone è il nostro carburante. Lavoriamo con orgoglio e stimolati dalle attenzioni che riceviamo ogni giorno da tantissime persone. Tutto, in questo momento, ci aiuta ad andare avanti».

In una battaglia che non è quella della Lombardia, ma neanche una passeggiata di salute. Ma la comunità dell’Empolese-Valdelsa questo sembra averlo recepito bene. «La raccolta fondi promossa dalla Misericordia sta raggiungendo i 250.000 euro – sottolineano dall’Asl – con il contributi di imprenditori, associazioni e tanti singoli cittadini». Altri 40mila euro, per ora, sono stati raccolti dalla campagna lanciata sulla piattaforma GoFundMe da Andrea Lazzeri e Daniele Spina. Col padre di quest’ultimo, il dottor Rosario Spina, che la lotta la conduce come responsabile di terapia intensiva e rianimazione dell’ospedale. Coi soldi raccolti sono stati acquistati 4 ventilatori C6, 5 ventilatori Falco e 2 video laringoscopi.

«In questo momento – fanno sapere i medici e il personale del San Giuseppe – non c’è carenza, ma i dispositivi di protezione individuale come mascherine, visiere o tute sono sempre necessarie». La carenza, attualmente, non riguarda neanche i posti letto. Quelli per i contagiati da coronavirus sono stati portati a 74. «Siamo soddisfatti di come stiamo lavorando e della qualità del lavoro che facciamo – osservano i responsabili – al momento c’è il tempo di pensare, di organizzarci, e questo ci consente di farci trovare pronti».

Al momento sono un paio i casi interni di positività, di cui uno riguarda il dottor Simone Vanni, responsabile del pronto soccorso («Sta bene», rassicurano dal San Giuseppe). E la necessità di sottoporre medici, infermieri, Oss e personale tutto al tampone diventa una delle urgenze (il piano della Regione lo prevede proprio in questi giorni).

Per il resto si continua a lottare giorno dopo giorno, ora dopo ora, con il morale alto e con la giusta consapevolezza. «E con la guardia sempre alta – conclude l’esercito dell’Asl – restare in casa era e resta l’arma più importante. Ma qui le persone hanno un senso di responsabilità altissimo ed è già molto». Parole dei guerrieri, quelli veri. —

David Biuzzi

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