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Empoli

l’intervista 

«Il virus va fermato nel territorio, in ospedale l’infezione è in fase acuta»

Daniele Dei
«Il virus va fermato nel territorio, in ospedale l’infezione è in fase acuta»

Il dottor Luciano Fanciullacci, vicesegretario provinciale Fimmg: «Medici positivi asintomaci rappresentano un rischio»

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EMPOLI

Situazione difficile per i medici di medicina generale, circa 170 nei 15 comuni dell'ex Asl 11, in seguito all'emergenza Covid-19 come dimostra il caso di quarantena all'interno della Casa della Salute di Empoli. Per capire meglio abbiamo fatto il punto con Luciano Fanciullacci, storico medico di famiglia e vicesegretario provinciale della Fimmg.

Come vivete questa situazione?

«Viviamo in una condizione particolare: a mio avviso la comunità non si è resa conto di quanto sta facendo la medicina generale. Il virus va fermato principalmente sul territorio, l'ospedale è l'ultimo stadio quando l'infezione è ormai acuta. Nostro compito è quello di intercettare le situazioni soprattutto per evitare il contagio di altre persone».

Come è cambiato il lavoro alla Casa della Salute?

«Rispetto alle settimane precedenti l'emergenza, viene fatta sempre una consulenza preliminare. Alla Casa della Salute si può accedere ma facendo sempre filtro telefonico: non si viene se non necessario e se prima non si è parlato con il medico. La Regione ci è venuta incontro dematerializzando le “ricette bianche” per le quali basta inviare un codice al paziente e con quello la farmacia riesce a consegnare quanto richiesto. Per quelle “rosse” invece ancora non è possibile, sarebbe buona cosa venisse fatto anche per queste».

Sono emersi casi di medici in quarantena. Qual è la vostra sensazione?

«Il fatto è che all'ospedale hanno fatto i test, ma sul territorio no. La paura è che i medici di medicina generale, pur essendo positivi asintomatici, non lo sappiano e vadano a giro infettando gli altri».

Parliamo invece della questione dei dispositivi di protezione individuale. Gli oltre cento medici di medicina generale dell'Empolese Valdelsa come sono messi?

«Non siamo ancora dotati di presìdi validi per andare a visitare quelle persone che domani si potrebbe venire a scoprire essere a rischio. Non è possibile andare a visitare i pazienti con mascherine che sono come bende per la chirurgia, non sono sufficienti per prevenire la trasmissione del virus. È un problema che comunque si riscontra a livello toscano, consultandomi agli altri esponenti dell'associazione di categoria Fimmg. Questo ci sta ponendo dei grossi limiti. Adesso anche nella nostra regione sta emergendo il progetto degli Usca, le unità speciali di continuità assistenziale, composte da medico e infermiere per supportarci nelle situazioni a rischio. C'è la volontà con queste èquipe di collaborare per risolvere assieme i problemi e individuare precocemente i casi di Covid-19».

Siete in difficoltà anche dal punto di vista dei lavoratori che vi chiedono i certificati. Che succede?

«C'è un grosso disorientamento: una disposizione Inail voleva stoppare i propri medici demandando a noi, come se loro si infettassero e noi. . Oltre che con il virus stiamo combattendo anche contro questi aspetti. Non solo: non dimentichiamoci di ipertesi, cardiopatici, diabetici o altri malati cronici, per cui esiste una sovrapposizione del lavoro. Da questa tristissima esperienza forse trarremo fuori qualche insegnamento a favore delle persone che avranno bisogno in futuro di assistenza sanitaria».

Daniele Dei

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