Mancano medici, molti pensionati tornano in corsia
«Purtroppo l'ospedale di Empoli si è trovato in una condizione per cui una serie di professionisti sono andati in pensione poco prima del dilagare dell'emergenza Coronavirus e il rischio è che il personale sia in carenza organica». A fare un punto della situazione al “San Giuseppe” è il cardiologo Franco Nassi, segretario per l'Asl Toscana Centro del sindacato Anaao Assomed
EMPOLI. «Purtroppo l'ospedale di Empoli si è trovato in una condizione per cui una serie di professionisti sono andati in pensione poco prima del dilagare dell'emergenza Coronavirus e il rischio è che il personale sia in carenza organica». A fare un punto della situazione al “San Giuseppe” è il cardiologo Franco Nassi, segretario per l'Asl Toscana Centro del sindacato Anaao Assomed. «In questa zona – precisa il medico – due infettivologi di una certa reputazione sono andati in congedo per raggiunti limiti di età, come anche un altro pneumologo. Invece, nelle scorse settimane, un'altra pneumologa di riferimento ha lasciato il “San Giuseppe” per un altro ospedale. Ogni settimana abbiamo almeno una riunione telematica con i vertici aziendali per capire come evolve il quadro del personale».
Anche in questo territorio ci sono i primi pensionati che si sono resi disponibili a tornare in corsia: «Qualcuno c'è – risponde Nassi – ne ho incontrati anche di questi giorni di colleghi che si sono rimessi il camice. Nei prossimi giorni dovremmo avere un quadro numerico preciso. L'azienda nell'ultima teleconferenza ha confermato che stavano cercando i pensionati perché non trovavano medici a sufficienza. Hanno fatto una delibera di assunzione per 150 professionisti ma non ne trovano, specialmente in medicina interna e per le aree di specialità medica. Cercano molto gli infettivologi mentre sul fronte degli anestesisti c'è stata maggiore reperibilità». Per quanto riguarda la gestione dell'emergenza, che ha visto in quattro giorni nell'Empolese Valdelsa raddoppiare i casi dei dodici precedenti, l'esponente sindacale dei medici fa sapere che a inizio di questa settimana ci sarà un nuovo incontro telematico tra le parti sociali e l'azienda.
«Noi abbiamo contestato questa organizzazione che ha previsto reparti dedicati a Covid-19 in ogni ospedale – conclude Nassi – il modello non è valido come avrebbe potuto essere quello di creare un nosocomio “sporco”, ovvero dedicato solo a questo problema. Una struttura in cui gruppi di medici e infermieri, a turnazione, fossero dedicati. Adesso al “San Giuseppe” di mescolano certe situazioni perché una vera e propria separazione non ci potrà mai essere. Il “San Pietro Igneo” doveva essere aperto prima per questa patologia: era già funzionante e i reparti dismessi potevano essere riattivati in termini abbastanza rapidi per poterlo destinare a Covid-19». —
Daniele Dei .
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