Gioco
Le aziende chiudono i battenti, anzi no E c’è pure chi richiama gli operai al lavoro
Incertezza nelle attività produttive: pelletteria chiede al personale di tornare nonostante abbia attivato la cassa integrazione
Daniele Dei / EMPOLI
Più incertezze che sicurezze. Nelle maglie del nuovo decreto della Presidenza del consiglio dei ministri annunciato da Giuseppe Conte si interroga davvero su quali siano le aziende che dovranno chiudere e quali no.
Non è, infatti, solo una questione di codice Ateco, quello che indica la categoria merceologica o il servizio erogato, ma di filiere. Perché se a una produzione considerata indispensabile serve un componente, quello arriva dal fornitore, che quindi può scegliere se chiudere o meno. Ci sono alcune categorie che magari lavorano per più tipi di aziende e stanno cercando di capire come comportarsi. «Come Pellemoda e Hostage smetteremo di cucire i capi interrompendo la nostra core activity – spiega l'imprenditrice empolese Azzurra Morelli, vicepresidente di Confindustria Firenze – in attesa dell'autorizzazione del prefetto per la produzione di camici e mascherine, come annunciato nei giorni scorsi. Come categoria ci stiamo intanto interrogando sulle aree di applicazione del decreto».
A una prima lettura edilizia e moda siano i settori principalmente interessati, ma non è detto: «L'interpretazione data – prosegue Morelli – è quella che stanno seguendo le mie aziende, ovvero fermare il non indispensabile e tenere attiva la filiera di chi può operare. I dubbi però restano, i dettagli non chiari. Stiamo lavorando per capire: se ci sono reparti diversi ok, ma se le attività condividono gli ambienti di produzione?»
Domenica pomeriggio le aziende del Gruppo Bitossi hanno indetto una riunione straordinaria tra i titolari e i responsabili del personale, comunicando ai dipendenti che da dopo mercoledì e fino al 3 aprile la produzione sarà chiusa: sarà attivo solo il personale necessario alla manutenzione degli impianti. Intanto alla Cgil si perde il conto delle richieste di cassa integrazione guadagni: oltre trecento in tutto l'Empolese Valdelsa, di cui 120 solo nel comparto seguito dalla Filctem (chimica, tessile, energia e manifatture). «Onestamente non siamo in grado di capire chi chiuderà o meno – spiega il coordinatore di zona del sindacato Paolo Aglietti – il decreto è stato stiracchiato persino dagli amministratori dei condomini per cui la pulizia delle scale è diventata essenziale. Faccio un esempio: chi produce pallet può continuare a farli se vuole e nell'Empolese aziende di questo tipo ce ne sono tante. E poi pensiamo alle concerie: cosa faranno essendo nel comparto chimico? Il decreto non tiene conto delle legittime preoccupazioni delle persone, è un paradosso che la Cgil abbia minacciato un sciopero per tutelare il diritto di salute». Ci sono anche casi emblematici: «Un'azienda del settore pelletteria – spiega Aglietti tutelandone il nome – ha richiamato del personale perché voleva spedire degli ordini, pur avendo attivato la cassa integrazione fino al 30 aprile. C'è stata una mobilitazione e nessuno è rientrato».
Per gli edili un consiglio arriva dal geometra di Montespertoli Luciana Morelli: «Per i cantieri nei quali devono essere svolte delle operazioni di messa in sicurezza necessarie e propedeutiche alla chiusura stessa – spiega – l'invito è quello di contattare la polizia municipale del comune di svolgimento dei lavori. Le attività professionali non sono sospese». —
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