Sicurezza
L'appello di un'infermiera del San Giuseppe: «Dateci le armi per vincere questa guerra»
Coronavirus, l’accorato appello di un’infermiera del reparto di rianiminazione dell’ospedale San Giuseppe di Empoli per mascherine, gel e visiere
EMPOLI. «Mi è molto faticoso scrivere queste righe, ma penso sia la cosa giusta da fare». Comincia così l'appello lanciato da un'infermiera che lavora nel reparto di rianimazione dell'ospedale San Giuseppe di Empoli alle aziende che utilizzano dispositivi di protezione e che con il nuovo decreto del governo saranno costrette a chiudere.
Un appello accorato a donare agli operatori sanitari quei dispositivi – mascherine, igienizzanti, cuffie, visiere, calzari e sovrascarpe – che possono fare la differenza a chi sta in trincea. L'infermiera, Marta Fornai, ha la faccia di quelle migliaia di lavoratrici e lavoratori che combattono gli effetti del virus in prima linea. E la sua richiesta, avanzata attraverso il suo profilo Facebook, ha già raccolto oltre cinquecento condivisioni.
Una richiesta semplice che parte dalla constatazione che quella che stiamo vivendo è una sorta di guerra e che quindi valgono a poco le recriminazioni sulla limitazione delle libertà personali. «Là fuori, fuori dalle case, fuori da Facebook, Instagram, Twitter, da Netflix o da Sky – prosegue – c'è chi sta davvero in guerra. Ma non è una guerra moderna, di quelle che chiamano “intelligenti”, di quelle coi droni o con missili a lunga gittata. Questa è una guerra antica, prossemica, all'arma bianca, quasi medievale».
Una guerra, appunto, nella quale il terreno di battaglia è un reparto d'ospedale e la fanteria è il personale sanitario tutto. Uno scenario in cui il nemico, il Covid-19, non si vede e per questo diventa ancora più «pericoloso, subdolo e vigliacco perché si nasconde, non lo puoi intercettare, ti si attacca silenziosamente addosso e aspetta un varco per agire».
Tanto da essere riuscito a colpire finora centinaia di migliaia di persone e ad ucciderne decine di migliaia, destabilizzando il mondo intero. Ma se la guerra è di quelle antiche e il nemico è difficile da individuare e sbaragliare, ecco che le uniche armi che possono essere fornite a quella fanteria che si ritrova in prima linea sono armature robuste, dispositivi di protezione senza i quali non è possibile continuare a combattere e anche la difesa rischia di diventare un massacro.
Non a caso quello della fornitura di questi dispositivi è uno dei principali problemi con i quali gli ospedali, tutti, si trovano a far fronte. «Il problema del reperimento di questi materiali è serio, è reale ed è anche ciò che potrebbe farci fallire. Ci aiutereste a scendere in campo anche domani e nei giorni a venire e sarebbe il più bell'applauso che potreste dedicarci». —
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