La protesta
Gli empolesi all’estero.«C’è chi è scettico, si parla di influenza, ma noi restiamo a casa»
Da Dublino a Copenaghen, da Boston ad Agde, nella regione francese dell'Occitania: le impressioni di chi ora lavora in smart working
EMPOLI. Covid-19 è ormai una pandemia e anche gli empolesi all'estero iniziano a fare i conti con chiusure di aziende e appelli a restare in casa, seguendo inoltre quello che accade in Italia. Ieri, giorno della festa del papà, Damiano Vezzosi era nella sua casa di Dublino con i suoi bambini lavorando in smart working: il giornalista di Empoli da tempo si è trasferito in Irlanda. «La situazione qui è come in Italia una decina di giorni fa – spiega – il Governo ha preso i primi provvedimenti ma la gente non li segue molto. Hanno chiuso le scuole e hanno invitato a lavorare a casa tutti quelli che possono farlo. Dublino è la capitale europea dell'IT, quindi in tantissimi sono in smart working. Il giorno di San Patrizio, però, nonostante per la prima volta in 258 anni hanno cancellato la parata, i parchi erano pieni». Un parallelo con l'Italia: «Qui il Presidente del Consiglio ha detto che nello scenario peggiore si ammalerà il 60% della popolazione. La situazione però non è di emergenza. Vedo replicare qui quanto accaduto in Italia: all'inizio l'opinione pubblica faceva fatica a recepire le condizioni del Governo. In Italia se la prendevano con i cinesi e in Irlanda con gli italiani, però il meccanismo era lo stesso».
Dall'isola irlandese a quelle di Selandia e Amager dove poggia la città di Copenaghen: «Il messaggio italiano in Danimarca è arrivato forte e chiaro – spiega Ilenia Bellucci che da Pozzale, frazione di Empoli, si è spostata in Nord Europa per lavoro – e il Governo ha iniziato a prendere misure di contenimento già una settimana fa. Relativamente tardi forse, ma pur sempre prima di tanti altri Paesi e sorprendendomi in maniera positiva. L’azienda danese per cui lavoro ha chiuso l’ufficio di Copenaghen immediatamente: con pochissime eccezioni, tutti possiamo continuare a lavorare dal nostro portatile a casa. Ma ci sono ancora molti scettici che escono in gruppo e continuano a dire che si tratti solo di una banale influenza. Io da una settimana esco solo se strettamente necessario e provo a riportare l’esperienza italiana che mi viene raccontata dalla mia famiglia o dagli amici. Le videochiamate sono diventate quasi giornaliere: non è la stessa cosa, ma per ora dovremo farcele bastare in attesa di poterci abbracciare di persona».
La ballerina e coreografa di Cerreto Guidi Arianna Innocenti è ad Agde, nella regione francese dell'Occitania: «Abito da sola con il mio cane e ho appena comprato casa – spiega – meno male che ho un giardino per poter stare all’aria aperta. Dove vivo per il momento non ci sono tanti casi, ma penso che arriveranno. Stiamo vivendo la stessa situazione dell’Italia ma in ritardo. La mia famiglia in Italia sta bene, spero che ci potremo vedere presto. Anche se volessi tornare in Italia, adesso che siamo in quarantena non potrei». A Boston, negli Usa, c'è Adele Profeta, dove vive con la famiglia: «A Empoli ho famiglia e amici – racconta – il mio cuore praticamente. Posso solo offrire sostegno morale a distanza. Si usano messaggi e videochiamate, si prova a fare due risate a distanza. Qui la paura è che dai piani alti omettano informazioni: tanta gente non potendo permettersi cure mediche nemmeno va a fare il test in caso di sintomi e continua a diffondere il virus». —
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