Il Tirreno

Empoli

Il Retificio Nassi pronto a produrre mascherine: «Potremmo fabbricarne anche 15mila al giorno»

Daniele Dei
Guido Brogi vicepresidente del Retificio Nassi indossa il prototipo di una delle mascherine di protezione contro il coronavirus
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Guido Brogi vicepresidente del Retificio Nassi indossa il prototipo di una delle mascherine di protezione contro il coronavirus

Empoli, il capo della Protezione civile Angelo Borrelli lo scorso lunedì ha telefonato al vicepresidente dell’azienda Guido Brogi

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EMPOLI. . «Pronto, volevo sapere se siete attrezzati per la produzione di mascherine». Dall'altro capo del telefono è Angelo Borrelli, il capo della protezione civile nazionale. A rispondere è Guido Brogi, vicepresidente del cda del Retificio Nassi di Empoli, in zona Terrafino, impegnato da circa un mese per realizzare un prodotto ormai utile come il pane in questa emergenza Coronavirus. Adesso il prodotto finito c'è: è un tessuto elastico doppio strato dallo spessore di 31 grammi per metro quadrato, senza cuciture a pezzo unico, in termine tecnico “seamless”, Una mascherina dotata di un elastico tessuto su telaio, lavabile e riutilizzabile, realizzata con materiale certificato Oeko Tex standard 100.

«Borrelli aveva letto la mia documentazione e per questo mi ha chiamato al cellulare lunedì mattina – spiega Brogi – la nostra azienda potrebbe essere in grado su due turni di produrne 15mila al giorno oppure, se riuscissimo, 20mila in tre fasce orarie lavorative. Stiamo attendendo disposizioni dal Governo per legalizzare la produzione».

Retificio Nassi ha come core business quello del packaging alimentare, in particolare quello dei salumi, ma possiede al suo interno anche una divisione moda, che realizza calze e collant: «Siamo tra i pochi in Italia ad avere macchine tedesche capaci di realizzare capi senza cuciture – prosegue l'imprenditore – da qui siamo partiti per realizzare dei prototipi e, più che l'emergenza dilagava, abbiamo accelerato la ricerca. Ho amici che lavorano all'ospedale “San Giuseppe” e al “Meyer” di Firenze, i quali mi parlano di protezioni utilizzate anche per più giorni. Però dobbiamo capire dai prossimi decreti se i prodotti che siamo in grado di fare fin da adesso possano essere equiparati in deroga a mascherine chirurgiche». Guido Brogi nelle scorse settimane aveva fornito alle autorità competenti le schede di quanto era in grado di fare la sua azienda, materiale che è finito tra le mani di Angelo Borrelli il quale, lui stesso, ha alzato il telefono per accertarsi della situazione, come sta facendo con altre imprese italiane.

In azienda ci sono 25 dipendenti e in questi giorni il lavoro è a regime: «Operando per il settore alimentare – riferisce Brogi – noi siamo una filiera e quindi non risentiamo di calo di lavoro e fatturato. Anzi, è cresciuta la produzione di salumi e quindi la richiesta è alta. Non tutto il personale può essere quindi impiegato nella eventuale produzione di mascherine. Se poi vedremo che, per varie ragioni, ci sarà bisogno di aumentare la forza lavoro, faremo una riflessione a livello di consiglio di amministrazione». Intanto tutto è pronto: ci sono le macchine, i materiali e il know-how. Potranno essere prodotte confezioni da 25 mascherine ciascuna, da immettere principalmente sul mercato B2B in quanto molte aziende stanno cercando dispositivi di protezione per i loro dipendenti. «Se una volta certificate si riterranno i nostri prodotti di pubblica utilità per ospedali – è il parere dell'imprenditore empolese – non ci sono problemi anche a darle a questo comparto, ma dopo quello che è accaduto in Lombardia con le forniture servono indicazioni precise. Potremmo comunque riuscire magari a fornire i prodotti alle persone comuni, le quali comprano a 8 euro una mascherina che in tempi normali si trova a 15 centesimi. È vergognoso che si faccia speculazione su questi articoli».

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