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Effetto coronavirus nell’economia locale. Oltre 60 domande di cassa integrazione

Daniele Dei
Marco Landi di Cna Empolese Valdelsa (foto Carlo Sestini)
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Marco Landi di Cna Empolese Valdelsa (foto Carlo Sestini)

Empoli, particolarmente interessate le aziende medio-piccole che hanno come sbocco Paesi dell’area asiatica  

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EMPOLI. Le conseguenze che colpiscono l'economia globale legate alla questione coronavirus si fanno sentire anche nell'Empolese Valdelsa in maniera tangibile. Un dato su tutti: da metà gennaio, ovvero da quando la questione ha iniziato a essere preoccupante su territorio cinese prima di diffondersi nel resto del mondo, alla Camera del Lavoro di via San Mamante a Empoli sono pervenute oltre sessanta richieste di cassa integrazione o di altre formule di sostegno alle imprese e ai loro lavoratori. Si tratta di aziende soprattutto di piccolissima e media dimensione per cui, facendo una stima, si presume che queste procedure interessino almeno 500 lavoratori della zona. Il dato viene fornito dal coordinatore Cgil dell'Empolese Valdelsa, Paolo Aglietti. «Principalmente in questa area la questione interessa le imprese che hanno la Cina come loro sbocco per le merci – spiega il sindacalista – il problema era emerso già qualche mese fa quando c'era stato, prima del coronavirus, un rallentamento delle vendite nel Paese Asiatico. In particolar modo chi ci ha rimesso di più è il sistema della empolese, che cura per oltre il 30% lo sbocco delle proprie merci in area asiatica. Non solo, i problemi sorgono anche per quelle imprese che lavorano con articoli di importazione cinese, in questo caso il problema è di filiera».

Qui c'è sempre la moda a risentirne, ma non solo: «Il calzaturiero, per esempio, riceve dalla Cina le fibbie e gli accessori che servono – prosegue Aglietti – e poi ci sono le industrie meccaniche. Pensiamo alle schede elettroniche di qualsiasi apparecchiatura: sempre da lì arrivano». Alla Camera del Lavoro di Empoli dunque ci sono tante piccole questioni da gestire, oltre a quelle ormai note di Vibac e Colorobbia che fanno sicuramente clamore per le dimensioni più consistenti. «Oltre alla cassa integrazione – spiega il coordinatore della Cgil – ci arrivano richieste per l'integrazione salariale per il settore dell'artigianato e per altre forme per aiutare le imprese a mantenere la liquidità necessaria. Queste oltre sessanta richieste iniziano a rappresentare una quantità significativa e segnalano un problema che potrebbe anche amplificarsi. Noi stessi siamo facendo dei monitoraggi nelle aziende del territorio per capire dove si sta andando, il rallentamento economico c'è anche qui. Se c'è un blocco della catena produttiva, si ferma tutto. La paura è che, se si continua così, potremo sentire uno schianto tutto all'improvviso».

Sulla questione del comparto moda, l'imprenditore Marco Landi di CNA Empolese Valdelsa fotografa ancora meglio il momento delle industrie empolesi: «La questione coronavirus è andata a colpire il periodo delle consegne primaverili e della vendita delle collezioni invernali – spiega il presidente nazionale della Federmoda – e si conseguenza tutto il sistema ne ha risentito, per questo servono interventi immediati per l'ampliamento della cassa integrazione, per le moratorie sui dazi e per lasciare liquidità alle aziende. Le aziende che lavorano per conto delle griffe hanno fatto molta richiesta di ammortizzatori sociali: molte produzioni erano state fatte per la vendita nel periodo del capodanno cinese, ma la vendita ha risentito della situazione e per questo c'è molta difficoltà. La nostra moda lavora in maniera massiccia grazie all'export ed è particolarmente sensibile all'andamento stagionale delle produzioni».

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