Il Tirreno

Empoli

Allarme coronavirus, rientrati gli speleologi bloccati a Taiwan

Martina Trivigno
Nella foto da sinistra: Riccardo Nucciotti, Paolo Forconi, Lucia Pedri ed Elisa Ponti
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Nella foto da sinistra: Riccardo Nucciotti, Paolo Forconi, Lucia Pedri ed Elisa Ponti

I quattro erano partiti per una spedizione a caccia di nuove grotte a Taipei. Tra loro anche Riccardo Nucciotti di Cerreto Guidi e Lucia Pedri di Lucca

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CERRETO GUIDI. Alla fine ce l’hanno fatta a tornare a casa. I quattro speleologi rimasti bloccati per l’allarme coronavirus a Taipei, sull’isola di Taiwan (a 180 chilometri dalla costa cinese), dopo tanta fatica, sono riusciti a rientrare in Italia. Tra loro – partiti lo scorso 26 gennaio per una spedizione speleologica esplorativa “a caccia” di nuove grotte a Taipei – ci sono Riccardo Nucciotti, 45 anni, originario di Piombino (ora vive a Cerreto Guidi); Lucia Pedri, 39 anni, di Pieve Fosciana, in provincia di Lucca; Paolo Forconi, 58 anni, di Carbognano (Viterbo), ed Elisa Ponti, 48 anni, di Forlì. Non appena tornati a casa, hanno deciso di mettersi in quarantena volontaria. Qualcuno, poi, per evitare qualunque rischio, ha preferito sottoporsi al tampone faringeo. Anche perché – come precisa lo speleologo Forconi – molti hanno frainteso.

«In tanti, tra coloro che hanno letto i giornali, hanno cominciato a scriverci su Facebook, credendo che avessimo contratto il coronavirus – spiega – Per fortuna, ed è proprio il caso di dirlo, siamo rimasti “soltanto” bloccati a Taipei. Anche se una volta tornati, abbiamo pensato bene di fare tutti i passaggi necessari per tranquillizzare noi stessi e chi ci stava intorno. Ma, ovviamente, l’esito del test è stato, in tutti i casi, negativo».

Loro – Pedri, Nucciotti, Forconi e Ponti – sono un gruppo di quattro amici che, ogni anno, si ritrovano per condividere la grande passione per la speleologia. Ma, questa volta, la spedizione non è andata come avrebbero sperato. E dai 21 giorni previsti, i quattro sono stati costretti dalle circostanze a ridurli a una decina.

«Ci siamo rivolti alla Farnesina per capire quale fossero i passaggi da fare per rientrare in Italia – aggiunge Forconi – perché, tutto a un tratto, non avevamo più il volo di ritorno. Era stato cancellato perché, nel frattempo, era scoppiato l’allarme coronavirus e i voli dalla Cina erano stati cancellati. «La soluzione è stata quella di cambiare compagnia aerea – aggiunge lo speleologo – Il biglietto è costato molto più dell’altro, ma l’importante è stato rientrare a casa».

Ma quel che è certo è che questa avventura, nonostante l’esito positivo, i quattro speleologi non la dimenticheranno. Almeno per un po’.

«Siamo felici di essere tornati – conclude Forconi – Per il resto, abbiamo deciso di fermarci. Senz’altro, almeno fino al prossimo anno, non intraprenderemo alcuna spedizione. Ce ne staremo un po' tranquilli, insomma».

Ci sono sollievo e felicità nelle parole di Forconi, che rappresentano lo stato d’animo di tutti i membri della spedizione. «Ci dispiace essere stati costretti a interromperla – conclude lo speleologo – ma innanzitutto bisogna preservare la nostra salute. Sono momenti difficili per il mondo intero, ora anche per l’Italia. Non possiamo che avere fiducia nei medici».

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