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È nato un Comitato per il No al referendum

È nato un Comitato per il No al referendum

I promotori si oppongono alla riduzione del numero dei parlamentari. La consultazione si terrà il 29 marzo

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EMPOLI. Nell’ambito del Comitato per la difesa della Costituzione empolese-valdelsa è stata discussa e approvata alcuni giorni fa la proposta di costituire un Comitato per il No nel referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, che è stato indetto per il prossimo 29 marzo aderendo al “Comitato nazionale per il No” promosso dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale nella volontà di difendere il modello di democrazia rappresentativa disegnato dalla Costituzione Repubblicana.

Il 29 marzo gli elettori saranno chiamati a pronunciarsi sul testo di legge costituzionale, recante “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” che prevede un taglio netto del numero dei parlamentari riducendoli a 400 alla Camera e 200 al Senato con un taglio netto proporzionale di circa il 37%.

Il “Comitato per il No al taglio della Democrazia” dell’Empolese-Valdelsa, spiegano i promotori, «è naturalmente aperto a tutti coloro che desiderano dare sostegno alla campagna, così come il gruppo consiliare Buongiorno Empoli-Fabricacomune, che ringraziamo per aver richiesto questo spazi. Le ragioni che stanno alla base di questa posizione sono numerose e importanti: tagliare il numero dei parlamentari riducendoli a 400 per la Camera dei Deputati e 200 per il Senato della Repubblica non è neutro. Riducendo il rapporto fra cittadini e parlamentari, si incide sulla rappresentanza, sia da un punto di vista quantitativo sia da un punto di vista qualitativo.

Quantitativamente aumenta la distanza fra rappresentato e rappresentante: non vi sarebbe più un deputato ogni 96.000 abitanti c.a. , bensì uno ogni 151.200 (si tratta della percentuale più bassa in Europa, 0,7 ogni 100.000 abitanti)».

«Ugualmente - prosegue il Comitato - è evidente l’incidenza sulla qualità della rappresentanza con una diminuzione della possibilità per il cittadino di veder eleggere un “proprio” rappresentante. Non solo. La riforma del numero dei Parlamentari (taglio secco a numero pari non motivato con ragionevoli e necessari riequilibri costituzionali) va vista a nostro parere essenzialmente come una tappa significativa di un percorso di attacco al Parlamento come istituzione, che va avanti da decenni, e che mira ad una sua delegittimazione a favore dell’esecutivo, con evidente lesione del principio costituzionale fondamentale dell’appartenenza della sovranità al popolo. A coloro che vedono con favore questo taglio come strumento per restituire senso ed efficacia alla rappresentanza e centralità del Parlamento (pochi e preziosi eletti) diciamo che ciò è un giusto auspicio, ma siamo sicuri che questa sia la strada?».

«Meno sono gli eletti - continua il Comitato - e più difficile è realizzare un rapporto una relazione reale e continua con i problemi del territorio in cui è avvenuta la loro elezione e dei cittadini che ci vivono e con i propri elettori. Infine: è qualunquista e superficiale la giustificazione del risparmio di spesa come risultato del taglio di 1/3 dei Parlamentari (lo 0,007% del bilancio statale)! Come Comitato per il No stiamo programmando attività di informazione, approfondimento e confronto». —

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