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L’ipotesi del Museo della moda comincia a riscuotere consensi

Daniele Dei
L’ipotesi del Museo della moda comincia a riscuotere consensi

Empoli, l’idea di Landi (Cna): «Sì, servirebbe ma deve essere con un progetto interattivo e “ganzo”»

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EMPOLI. «Sì, un museo della moda a Empoli ci vorrebbe. Ma con un progetto che possa funzionare e auto-sostenersi». Parola di Marco Landi, presidente nazionale di Cna Federmoda, titolare in città di una delle più importanti aziende del settore che porta avanti la tradizione sartoriale del territorio.

L'imprenditore spiega meglio i passi che sono stati fatti fino a ora in città, a pochi giorni dall'articolo de Il Tirreno in cui, a rilanciare l'argomento, era stata Stella Chiarugi, l'ultima delle sorelle ancora in attività ma in procinto di chiudere il suo atelier e di donare la storica collezione della sua famiglia a vari musei toscani e romagnoli. Niente, infatti, resterà a Empoli proprio perché musei del tessuto e della moda non ce ne sono. «Quando 10 anni fa fu impostato il discorso del museo del vetro – spiega Landi – ne parlammo con l'allora amministrazione comunale. Avevo manifestato l'idea di un museo interattivo sul territorio, capace di attrarre e far venire la gente abbinando le due produzioni tipiche dell'Empolese. Poi mi dissero che il progetto del MuVe era già in stadio avanzato e l'argomento non è stato più ripreso».

Ci sono stati dei piccoli tentativi, poi, ma poco è accaduto: «L'impressione era sempre quella di avere un giorno un museo della moda statico, non vivace – prosegue Landi – io ho un'altra idea, qualcosa di “ganzo”, interattivo, che crei un racconto, impostato sia sul discorso turistico ma dove si fa formazione con i giovani, si portano i ragazzi delle scuole, si creano i presupposti per avere nuove maestranze del settore. Per fare questo dovremmo lavorarci in completo accordo con l'amministrazione».

Ecco quindi come si potrebbe fare per realizzare il desiderio espresso dalla stiliste Stella Chiarugi: «Potremmo trovare una via comune tra tutte le associazioni di categoria presenti nell'Empolese – fa sapere Landi – in modo da spingere insieme su questa idea, ma la parte politica e amministrativa deve essere disponibile al mille per mille perché si tratta di un investimento importante. Servirebbe un progetto comunitario da cui attingere risorse e poi via tutti insieme, seguendo la stessa rotta».

L'importante però è che, se mai un giorno arriveremo al Museo della moda di Empoli, ci siano elementi di vivacità: «Guardiamo per esempio a quello che hanno fatto a Prato – conclude Landi – ci sono voluti anni per mettere insieme tutti sul Museo del tessuto, ma alla fine l'ambiente è vissuto e c'è una quadra sulla sua gestione. Anche a Empoli dovremo avere una struttura vissuta, che non abbia solo costi ma anche un'ottica produttiva». —
 

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