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Il rapper Careka ha coronato il sogno del suo primo album

Marco Pagli
Careka
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Careka

La registrazione nella Fucina Studio di Empoli con il supporto di Giacomo Salani .«Mi auguro che quest’opera mi porti a trasformare la mia passione in un lavoro»

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EMPOLI. L'infanzia trascorsa alle porte di una grande città del Sud, il trasferimento a Empoli alle soglie dell'adolescenza e in mezzo un sogno da realizzare. L'amore di Antonio Sora, in arte Careka, per la musica e per la parola è il frutto di un'esperienza personale variegata, condita di sfumature e figlia di un'indole insaziabile. Sperimentazione, aggregazione, sguardo attento alle contraddizioni. Nell'universo del giovane cantautore, di cui da pochi giorni è uscito il primo album, c'è tutto questo. Nato a Pomigliano d'Arco alla fine del 1988, Antonio si scontra con la provincia toscana nel pieno della sua giovinezza. Sono i primi anni Duemila, quelli in cui internet sta cominciando ad affermarsi e la musica rap e hiphop ancora è fuori dai flussi mainstream. Ed è sottotraccia, guidato dalla curiosità verso quei mondi che sembrano ancora lontanissimi, che ha inizio la costruzione di un sogno che lo porterà venti anni dopo a pubblicare appunto il suo primo album dal titolo “Careka”. . «Ho scoperto il rap da giovanissimo, smanettando in rete – racconta – era tutto molto di nicchia allora. Ma sentii subito che quello era il mio mondo: lo capivo, mi arrivava e iniziai ad appassionarmi ad alcuni artisti italiani come La Famiglia, Mezzosangue e Lord Bean. Anno dopo anno sono cresciuto e ho scoperto delle capacità che non sapevo di avere per il freestyle (cioè quella disciplina della cultura hiphop che consiste nell'improvvisare testi in rima, nda)».

È iniziato così un laboratorio che Antonio e altri giovani del circondario hanno portato avanti all'interno del Centro sociale Intifada di Ponte a Elsa. Un momento di condivisione e di pratica, che è riuscito a portare questo tipo di cultura e di musica anche tra le “mura” dell'Empolese Valdelsa.

«Il laboratorio si chiamava Urban Being e ci ritrovavamo regolarmente in 6-7 – prosegue Antonio – a cui si aggregavano spesso altri componenti tra cantanti e musicisti. Con questo progetto siamo riusciti a far conoscere la nostra musica e la nostra arte anche al di fuori del ristretto circuito degli amanti del genere. Abbiamo attivato anche collaborazioni con altri laboratori sparsi in tutta Italia e sia in gruppo che da solisti siamo stati invitati a suonare in occasione di concerti importanti. A me è capitato di aprire artisti del calibro dei 99 Posse, Assalti Frontali, Clementino, Ghemon, Cor Veleno, Colle del Fomento, DonaldD e altri».

È in questo periodo che Antonio Sora porta a compimento tre progetti musicali: NaturalBornKilled nel 2012, Alone in the Black nel 2014 e Dj LettOne & BlackM nel 2015. Un percorso che lo conduce quattro anni più tardi ad intraprendere un'altra fatica. Si tratta del progetto culminato nell'album “Careka”, appunto, registrato nella Fucina Studio di Empoli con il supporto tecnico di Giacomo Salani.

«L'album è un passaggio nel mio percorso di maturazione ed evoluzione, che spero mi porti a fare della mia passione una professione a tutti gli effetti. È un progetto variegato in cui si fondono stili e temi variegati. Ci sono pezzi dal sound classico, che comprendono un ambiente rap, soul e funky, fino ad arrivare a sonorità più fresche e moderne che sconfinano nella grime, nel trap e nell'elettronica. A chi vorrei dedicarlo? Alla mia famiglia e ad uno dei componenti di quel laboratorio che ha fatto scuola: Nino Buscaglino, venuto a mancare pochi anni fa». —


 

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