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Empoli

L’INTERVISTA 

«Già ottimi i risultati del Centro Donna, da migliorare l’offerta del Pronto Soccorso»

Daniele Dei
«Già ottimi i risultati del Centro Donna, da migliorare l’offerta del Pronto Soccorso»

Il nuovo direttore sanitario dell’ospedale San Giuseppe: «Nella nostra struttura nessun caso sospetto di coronavirus» 

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EMPOLI. Ha 41 anni, viene da due anni come dirigente medico nella stessa struttura e conosce le sfide che dovrà affrontare. Silvia Guarducci è il nuovo direttore sanitario dell'ospedale “San Giuseppe” di Empoli e, dal primo febbraio, sovrintende sul nosocomio di riferimento dell'Empolese Valdelsa.

Dottoressa, qual è lo stato di partenza del suo mandato?

«Quello di Empoli direi che sia un ospedale che funziona bene e in cui ci sono ambiti su cui crediamo fortemente. Si respira un buon clima interno, anche tra il personale, e ci sono tante eccellenze che, a mio parere, dovranno essere valorizzate anche nell'opinione pubblica».

Ci può fare degli esempi specifici?

«Mi riferisco in primis ai percorsi di attenzione della salute della donna, visto che l'ospedale ha ricevuto ben due “bollini rosa” da parte dell'osservatorio nazionale. Il Centro Donna da sempre è attento alla salute femminile, con una intensa attività di prevenzione delle malattie oncologiche. Senza dimenticare l'Aiuto Point, centro di assistenza per tutti coloro i quali hanno subìto interventi per patologie neoplastiche».

Ospedale di Empoli significa anche cantieri che non si sono mai fermati da quando il nuovo “San Giuseppe” è stato inaugurato. Quali sono le sue prospettive legate ai lavori?

«Immagino un ospedale capace di rispondere al fabbisogno della popolazione. Il blocco H ci aiuterà una volta terminato a deospedalizzare parte delle funzioni attuali, venendo incontro alle esigenze dei cittadini. Grazie alle nuove tecnologie possiamo fare in modo di eseguire azioni anche fuori dal nosocomio. Negli 8 piani del blocco H ci saranno servizi come psicologia, neuropsichiatria, ambulatori oculistici e di dermatologia, in modo da concentrarli in un solo polo e avere così nuovi servizi sparsi sul territorio».

Come valuta la situazione del personale?

«In termini numerici siamo al limite della congruità. Mancano medici per alcune discipline, un po' come avviene anche altrove. Per un periodo siamo stati in carenza in pediatria, ora però va meglio. C'è bisogno di ortopedici e anestesisti. Gli ortopedici ci danno una mano lavorando di più, infatti stiamo rimettendo in pari le liste di attesa. Per gli anestesisti, ci sono interventi che a breve passeranno in regime ambulatoriale complesso, con intervento in anestesia locale e ritorno a casa il giorno stesso, senza ricovero. L'evoluzione delle tecniche chirurgiche ce lo permette in merito a interventi su ernia e varici. Più avanti estenderemo la pratica ad altre patologie».

Ci sono specializzandi in medicina nella struttura?

«Sì, una decina. La collaborazione con l'Università di Firenze funziona, gli specializzando scelgono l'ospedale di Empoli perché hanno occasione di lavorare e imparare molto, su tutti i reparti. In particolare sono nell'area medica e in chirurgia».

Quasi sono i suoi obiettivi del 2020?

«Principalmente vogliamo migliorare i percorsi del pronto soccorso grazie ai lavori di ristrutturazione per una complessiva riqualificazione tecnologica e funzionale. Vista la crescita costante dei pazienti e i 70mila accessi annui dovremo avere una struttura capace di accoglierli in modo costante. Con risorse disponibili e non infinite in sanità è giusto che il cittadino trovi al pronto soccorso tutto quel che serve, mentre sul territorio ci deve essere risposta ai bisogni base tramite i Pps e le Case della Salute».

Come va con il Coronavirus?

«A Empoli nessun caso sospetto. Abbiamo una postazione di mediazione culturale fissa di lingua cinese e stiamo seguendo le procedure aziendali, costantemente aggiornate». —

Daniele Dei

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