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Giovane morto durante il controllo di polizia «Era bloccato supino, serve una perizia»
Il provvedimento del gip che ordina le indagini su cinque agenti e due sanitari: «L’asfissia può essere la causa del decesso»
«La consulenza del pm non sembra considerare, nella consecuzione dei fatti, l'incidenza che la posizione nella quale è stato tenuto Arfaoui ha avuto nella causa della sua morte». Lo scrive il gip Gianluca Mancuso nell'ordinanza con cui ordina alla procura di indagare per omicidio colposo cinque poliziotti e due sanitari e di eseguire indagini suppletive sulla morte di Arafet Arfaoui, il trentunenne tunisino morto il 16 gennaio 2019 mentre era sottoposto a un controllo di polizia nel money transfer 'Taj Mahal di via Ferrucci a Empoli.
Il comportamento dei poliziotti, afferma il giudice, potrebbe aver determinato nel tunisino un'asfissia concausa della morte. Per questo il gip ha disposto che sia fatta una nuova perizia medico legale, visto il “contrasto” tra quella della procura, «che non esamina nemmeno l'ipotesi che la morte sia stata dovuta ad asfissia», e quella fatta eseguire dal legale della moglie del tunisino, avvocato Giovanni Conticelli. L'esame dovrà stabilire se la posizione in cui gli agenti avrebbero tenuto l'uomo, a terra «per circa 15 minuti in posizione prona, ammanettato alle mani e legato alle gambe», possa averne provocato la morte per carenza di ossigeno, in una persona in stato di forte agitazione e che aveva assunto alcol e cocaina poco prima dell'episodio. «È un dato di fatto – ribadisce ancora il gip Mancuso nella carte – quello secondo il quale Arafaoui sia stato tenuto in posizione prona da tre poliziotti, i quali inoltre hanno esercitato pressione sulle sue parti del corpo per tenerlo fermo».
A questo riguardo, la consulente nominata da Conticelli ha rilevato la presenza di «lesioni ecchimotiche situate sulla porzione mucosa del labbro inferiore» del tunisino, «la cui genesi potrebbe essere ricondotta a una pressione diretta della regione orale contro il pavimento o contro una mano». Arafet Arfaoui sarebbe rimasto a terra per 15 minuti, fino a che non è morto. I poliziotti tentarono a più riprese di metterlo su un fianco per farlo respirare meglio, ma lui tornava subito in posizione prona. Lo girarono sul fianco destro, ma lui si rimise in posizione prona. Così tentarono ancora di girarlo: «Abbiamo cercato di riportarlo nella posizione laterale – ha affermato uno dei poliziotti intervenuti – perché so, sia perché ho frequentato un corso di polizia nel quale ce l'hanno detto, che per mie pregresse esperienze, che è meglio tenere una persona agitata e che non sta bene di fianco, per tenere libere le vie respiratorie».
Il poliziotto ha poi ricordato, scrive ancora il gip, «che Arfaoui faceva resistenza ad essere girato e rimaneva in posizione prona», però «con i gomiti leggermente sollevati» e per questo «di aver pensato che così non avrebbe corso alcun pericolo». In tutto questo la dottoressa e l'infermiera del 118, arrivate alle 18,39, si sarebbero avvicinate al trentunenne solo alle 18,44. Quanto avvenuto nel corso del controllo di polizia nel money transfer è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza del negozio, ad eccezione di quello che è avvenuto nel bagno, una zona non coperta dall'inquadratura.
È qui che mentre i poliziotti cercavano di identificarlo Arfaoui si sarebbe scagliato contro di loro con calci e pugni, provando anche a colpirli col dispenser del sapone staccato dal bagno, tanto da costringerli a immobilizzarlo a terra, tentando però poco dopo di girarlo su un fianco. La posizione prona, si legge in una circolare del ministero dell'Interno riportata nell'ordinanza, deve essere mantenuta «per il tempo strettamente necessario nel rispetto delle norme di sicurezza». —
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