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Lasciati fuori dai cancelli Un altro giorno nero per gli operai della Vibac
La proprietà ha impedito l’accesso ai lavoratori. Momenti di tensione e poi l’arrivo delle forze dell’ordine davanti allo stabilimento di via Mercatale
vinci. Momenti di tensione, la rabbia che sale. Insieme a quella sensazione d’impotenza per non poter oltrepassare il cancello dello stabilimento della Vibac.
La doccia gelata per i dipendenti – l’ennesima, a dire la verità, di questa vicenda – è arrivata nella serata di mercoledì scorso. La comunicazione, ricevuta via mail da sindacati e Rsu, non lascia spazio a interpretazioni: vietato l’accesso all’interno dello stabilimento produttivo di via di Mercatale, a Vinci.
E la dirigenza della multinazionale di Ticineto, nell’alessandrino, che produce nastri adesivi, non ci ha messo molto a passare dalle parole ai fatti. Una dura realtà con cui operai e impiegati hanno dovuto scontrarsi, ieri mattina. Quando, alle 8, 30, sono arrivati davanti all’azienda di via di Mercatale, infatti, il cancello era chiuso. «Per ragioni di sicurezza», ha detto loro la Vibac.
Hanno aspettato, pazienti. Poi si sono accalcati davanti all’ingresso, premendo per entrare. E una volta nel piazzale, hanno avanzato una sola richiesta: poter ritirare, almeno, i loro effetti personali. Ci sono stati momenti di tensione e sul luogo sono intervenuti anche i carabinieri, la Polizia e i vigili urbani. Poco dopo, è arrivato anche il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia. Sono rimasti lì, a lungo, a parlare. Con l’animo ferito e il cuore pieno di tristezza.
«Nonostante l’annuncio dell’azienda di aver avviato la procedura di mobilità per 120 lavoratori – spiega Patrizio Santini della Rsu aziendale – abbiamo garantito la produzione. Ma la lettera con cui l’azienda sottolineava l’esonero dei dipendenti dall’attività lavorativa è stato l’ennesimo colpo basso. La comunicazione è arrivata via mail ai sindacati e alla Rsu e il suo contenuto era molto chiaro».
Sì, perché – proprio come si legge nella missiva spedita il 17 gennaio scorso ma che i dipendenti hanno ricevuto soltanto ieri – è loro vietato entrare negli uffici e negli stabilimenti produttivi.
«L’azienda – prosegue Santini – ci ha autorizzato a entrare soltanto per ritirare i nostri effetti personali, accompagnati dalle guardie giurate che controllano la proprietà privata».
A quel punto i dipendenti si sono fermati fuori dal cancello, mentre sventolano le bandiere e in uno striscione, proprio davanti all’ingresso, si legge: «Quali investimenti se i risultati sono solo licenziamenti? » .
Ma il presidio, in attesa dell’arrivo, oggi, del Governatore della Regione, Enrico Rossi, non si fermerà. E i dipendenti si sono organizzati anche per la notte appena trascorsa con camper e auto, poco distante dalla Vibac.
«In quest’azienda lavorano professionalità con un’esperienza ultra decennale alle spalle – conclude Santini – Persone che hanno dato tutte se stesse per il loro lavoro. Perché ci credevano. Ci avevano promesso un rilancio dell’azienda e, invece, eccoci qua».
Ma i dipendenti della Vibac non riescono a darsi pace, le voci si rincorrono concitate. «Non è la fine per tutti – concludono, amareggiati – sappiamo che per otto persone c’è già una sede amministrativa pronta per spedire gli ordini, poi realizzati negli stabilimenti fuori dalla Toscana. Ma noi lottiamo anche per loro. Perché quello che stiamo subendo noi oggi, domani riguarderà tutti. Ne usciremo tutti feriti». –
Martina Trivigno
Altro servizio a pag. 10
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