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cobas empoli-valdelsa e csa intifada 

«Investimenti sbagliati che poi ricadono sulla pelle dei lavoratori»

«Investimenti sbagliati che poi ricadono sulla pelle dei lavoratori»

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EMPOLI. Cobas Empoli-valdelsa e CSA Intifada- Comunità in Resistenza hanno espresso «solidarietà e vicinanza alle lavoratrici ed ai lavoratori di Colorobbia e Vibac. Perdere il posto adesso significa entrare in quel mondo del lavoro delle tante precarietà che le politiche liberiste hanno prodotto anche col contributo di molti di quelli che vediamo in prima fila in questi giorni a esprimere solidarietà. Le aziende in questione sono multinazionali con stabilimenti e rapporti commerciali in mezzo mondo, fatturano milioni di utili ma quando i conti non tornano si fanno quadrare i bilanci sulla pelle dei lavoratori». «Per le linee specifiche di produzione - prosegue il comunicato -sono fabbriche con alto impatto ambientale che i nostri territori hanno sopportato ma che non esitano a lasciare con un continuo e costante consumo di territorio alla vocazione originaria del comprensorio basato sull’ agricoltura ed il turismo. Nel caso della Vibac si parla di investimenti sbagliati in Serbia che l’ azienda pensa di risolvere tagliando 120 posti di lavoro. Nel 2018 si era ricorsi alla cassa integrazione straordinaria per adeguare lo stabilimento al ciclo continuo, proprio così, prima ti fanno lavorare anche la notte e poi ti mandano a casa. Basta con fare credito a queste politiche predatorie delle vite umane e dei territori, occorre una redistribuzione delle ricchezze. Avevano ragione i movimenti che alla fine del secolo scorso e all’ inizio di questo si opponevano ai processi di globalizzazione, le parole d’ ordine di quegli anni erano no alla globalizzazione delle merci senza quella dei diritti. Oggi si delocalizza verso paesi dove il costo del lavoro è basso, i diritti dei lavoratori e le tutele ambientali non esistono. Questo modello di sviluppo non è riformabile, vorremmo vendere ottimismo come altri ma non è purtroppo possibile».«Secondo un recente studio Oxfam l’1% - continua il comunicato - degli italiani più ricchi ha quanto il 60% degli altri, la forbice tra ricchi e poveri a livello mondiale si sta allargando e questa ingiustizia sociale, quando non lo sono le guerre o le condizioni climatiche, sta alla base dei fenomeni migratori. Questo sviluppo non è sostenibile, ormai sono in molti a parlare di imminente catastrofe climatica. Il capitalismo ha fallito, per portare ricchezza a pochi sta mettendo a repentaglio l’ esistenza stessa del pianeta, un altro mondo è possibile e necessario». —

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