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Annunciati 120 esuberi e chiusura dello stabilimento Vibac di Vinci
I dipendenti hanno indetto un'assemblea straordinaria assieme a sindacati e Rsu dopo che è arrivata l'ufficialità dell'apertura di una procedura collettiva. All'incontro anche il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia
VINCI. Dall'annuncio di nuovi investimenti alla chiusura del sito produttivo, il tutto in nove mesi. Succede alla Vibac Spa di via provinciale di Mercatale a Vinci, dove la sera di giovedì scorso ha iniziato a circolare una voce: quella per cui la proprietà aziendale avrebbe deciso di porre fine all'investimento del 2011 quando rilevò il sito produttivo della ormai fallita Syrom, proprio competitor nel settore dei nastri adesivi.
I rumors sono stati confermati nel giro di poche ore: ieri mattina, infatti al sindacato Filctem Cgil nonché alla Rsu aziendale è arrivata, nero su bianco, la comunicazione aziendale. Il risultato è che per 120 persone si aprirà una procedura di mobilità, rivivendo l'incubo di nove anni fa quando solo grazie all'interesse di Vibac il sito produttivo potette continuare la propria operatività. Poche ore e già al mattino, nella bacheca delle comunicazioni dell'azienda, era stato attaccato un cartello che invitava tutti a partecipare, alle 14, all'assemblea indetta dalla Rsu per affrontare la questione. «Nella mattinata di ieri è arrivata la comunicazione per l'apertura della procedura collettiva – spiega Giuseppe Dentato della Filctem Cgil, sindacalista che segue questo stabilimento – è capitato tutto improvvisamente. Parleremo di quanto accaduto anche il 28 gennaio quando, a Roma, si riuniranno tutti i rappresentanti delle Rsu dei singoli stabilimenti della Vibac».
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Il gruppo, infatti in Italia conta su altri quattro siti produttivi e l'idea è quella di fare un'azione comune. Intanto, però, per lunedì mattina è stato organizzato un presidio di fronte all'azienda con sciopero dei lavoratori e un'assemblea permanente, con l'obiettivo di far sentire la propria voce. Ma cosa è successo negli ultimi nove mesi? La Vibac, lo scorso aprile, ha terminato un periodo di cassa integrazione durante il quale la proprietà ha deciso di investire 2,8 milioni di euro per valorizzare lo stabilimento e migliorare i propri reparti di produzione. L'obiettivo era arrivare a questo mese di gennaio con un'azienda capace di poter lavorare anche a ciclo continuo, concludendo una serie di azioni negli ultimi tre mesi dello scorso anno in modo da arrivare alla massima eccellenza delle prestazioni. Poi l'improvviso dietrofront: «Adesso – spiega una nota della Rsu aziendale – Vibac dichiara che ha ampiamente valutato il sito di Vinci come quello maggiormente in perdita economica rispetto a tutti gli altri».
«Il calo della vendita di certi tipo di prodotto - precisa poi Giuseppe Dentato - ha messo nel mirino gli stabilimenti di Termoli e Vinci. Per cui, dovendo tagliare i costi, i vertici aziendali hanno deciso di chiudere lo stabilimento per intero di Mercatale per mantenere in piedi quello molisano».
La nota della Rsu interpreta quello che sarebbe il pensiero della proprietà: lo stabilimento, secondo il ragionamento, sarebbe irrecuperabile e datato, quindi prima di rimetterci ulteriori risorse. «Lo si deve aver capito, a quanto pare, durante la stessa ristrutturazione e le fasi di formazione per il ciclo continuo, oppure è trascorso forse altro tempo?», si chiede la Rsu che poi conclude: «Ci si attenderebbe che chi ha condotto e controllato le scelte economiche le quali hanno portato a tutto questo, ha taciuto o non visto per tempo gli esiti, fosse ritenuto responsabile della situazione generatasi. E invece a pagare saranno tutti i lavoratori».
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