Sicurezza
Morti nell’alluvione, è iniziato il processo
Presenti in aula i familiari di Simone e Roberto Ramacciotti, il Comune di Livorno citato come unico responsabile civile
Carlo e Simonetta Garzelli, padre e madre di Glenda Ramacciotti, rimasta imprigionata con il figlio, il marito Simone e il suocero Roberto, molto conosciuti a Empoli dove lavoravano come assicuratori nell’agenzia Generali, nella casa di via Rodocanacchi, prendono posto nell’ultima panca in fondo all’aula al primo piano del Tribunale dove sta per cominciare l’udienza preliminare sugli otto morti causati dall’alluvione di Livorno.
Seduto qualche fila più avanti c’è Marco Frattali, il figlio maggiore di Raimondo, spazzato via dalla piena del fiume mentre si trovava nella sua abitazione di via della Fontanella nella notte maledetta tra il 9 e il 10 settembre di tre anni fa. Alessandra Bechini tiene per mano la madre Michela lungo le scale del palazzo di giustizia: in meno di tre anni ha perso la sorella Martina, trascinata dall’onda di acqua e detriti, e il padre, ucciso pochi mesi fa da una malattia e dal dolore per la perdita della figlia.
Inizia nel silenzio dei sopravvissuti, che sia per il fango o per le lacrime, il viaggio giudiziario che dovrà accertare le eventuali responsabilità dell’allora sindaco Filippo Nogarin e del comandate della Municipale e referente della Protezione civile Riccardo Pucciarelli, accusati dalla procura di omicidio colposo plurimo e per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio. In particolare i pubblici ministeri contestano ai due indagati negligenze sia nell’organizzazione che nella gestione dell’emergenza.
L’ex primo cittadino, ora consulente del ministero per i rapporti con il Parlamento, arriva in tribunale poco prima delle 9 accompagnato dalla sua avvocata Sabrina Franzone. Uscirà quasi tre ore più tardi dopo aver ascoltato il giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna accogliere la richiesta degli avvocati delle parti civili che hanno citato il Comune di Livorno come unico responsabile civile. Mentre lo stesso giudice ha rigettato la richiesta che voleva portare nel processo la Regione Toscana, la Provincia e il consiglio dei ministri.
«Ci sarà tempo per parlare», si limita a dire Nogarin prima di lasciare spazio al suo difensore nel giorno in cui viene pubblicata parte della relazione dei consulenti in cui emergono irregolarità edilizie – non decisive per la Procura – nella destinazione d’uso della casa di via Rodocanacchi dove è morta la famiglia Ramacciotti. «La situazione è complessa – ammette Franzone – dobbiamo ancora acquisire alcuni atti d’indagine poiché la mole di documenti è molto ampia. Quando avremo la situazione più chiara decideremo se chiedere o meno un rito alternativo».
Quindici le parti civili ammesse nel processo (tra cui familiari e parenti delle vittime). L'udienza preliminare proseguirà il 18 marzo. —
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