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il caso 

Terme, vertici diffamati: impiegata ed ex compagno finiscono sotto processo

Pietro Barghigiani
Terme, vertici diffamati: impiegata ed ex compagno finiscono sotto processo

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CASCIANA TERME. Una volta si era spacciato per un maresciallo della Guardia di finanza. Poi per un funzionario della Regione. In un’altra occasione addirittura per il senatore Davide Faraone (ex Pd ora Italia Viva). Sempre nomi e ruoli inventati, secondo l’accusa, per tenere sulla corda i vertici dei Bagni di Casciana e minacciare indagini campate in aria sulla società. Motivo? Le lamentele dell’allora compagna, dipendente delle Terme, che spesso confidava all’uomo un malessere peraltro mai formalizzato in azienda.

Lui, Salvatore Bracco, 49 anni, originario della provincia di Palermo e domiciliato tra Empoli e Capraia e Limite, è stato rinviato a giudizio per tentata violenza privata e diffamazione. Lei, l’ex fidanzata, Alessia Pinucci, 50 anni, di Vicopisano, deve rispondere di sostituzione di persona. È accusata di aver creato un falso profilo Facebook a nome della direttrice delle Terme per criticare in modo anche pesante l’allora assessore regionale al termalismo Cristina Scaletti. Post scritti a nome della dirigente termale che in quel modo si ritrova incolpevole accusatrice della sua referente regionale.

Ieri il primo passaggio in Tribunale davanti al giudice Beatrice Dani. Bracco è difeso dall’avvocato Antonio D’Orzi, Pinucci dalla legale Anna Rita Musuraca. L’udienza è servita anche per la costituzione delle parti civili: l’amministratore dei Bagni di Casciana, Eduardo Falzone è tutelato dall’avvocato Valentina Levantesi; il direttore generale della società, Arabella Ventura dall’avvocato Paolo Braccini; Bagni di Casciana Srl, come ente giuridico, dall’avvocato Francesco Esposito Ziello. Una costituzione che punta a ottenere un risarcimento del danno in caso di condanna.

La storia risale in là nel tempo. Siamo nel 2014. Stando a quanto ricostruito dai carabinieri, a cui Falzone e Ventura all’epoca si rivolsero dopo le telefonate e gli schizzi di fango apparsi su Facebook, Bracco avrebbe iniziato a chiamare in azienda per screditare il direttore generale.

All’amministratore Falzone diceva, presentandosi come sottufficiale della finanza, che «avrebbe dovuto mandare via la dottoressa Ventura altrimenti sarebbe partita un’indagine sulle Terme che stava tenendo ferma». Al centro del mirino c’era il direttore generale che, secondo gli atti messi insieme dagli investigatori, era anche l’oggetto delle lamentele della compagna dell’imputato. Lei, l’impiegata Pinucci, nel frattempo ha cercato di smarcarsi dal comportamento dell’allora fidanzato. «Ha fatto tutto a mia insaputa» si è giustificata la donna con gli inquirenti. Le telefonate partivano, però, dal suo cellulare. A Bracco viene contestata anche la diffamazione per i falsi profili Fb creati ad arte per spargere veleni contro le Terme e il suo direttore.

«Siamo parti offese e anche arrabbiate – confida la dottoressa Ventura dopo l’udienza –. Non è piacevole finire in mezzo a queste storie».

Pietro Barghigiani

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