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Strappato lo striscione «Giustizia per Sara»

Daniele Dei
Strappato lo striscione «Giustizia per Sara»

L’atto vandalico compiuto sul viadotto del Ponte all’Indiano Il tragico investimento era avvenuto due anni fa a Malacoda 

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CASTELFIORENTINO. Per la famiglia di Sara Scimmi non c'è davvero pace. Alle porte della fine del vecchio anno a Firenze si è infatti verificato un fatto che torna a sconvolgere le persone vicine alla 19enne di Castelfiorentino che perse la vita il 9 settembre 2017 lungo la strada regionale 429 in località Malacoda, investita mortalmente al termine di una serata trascorsa assieme a degli amici in un locale nelle vicinanze. La notte tra il 27 e il 28 dicembre, infatti, è stato trovato staccato lo striscione “Giustizia per Sara Scimmi”, corredato da una bella fotografia, che era stato attaccato da alcuni amici sul viadotto del Ponte all'Indiano, nelle vicinanze del curvone adiacente a via Baccio da Montelupo. Si tratta di una posizione non casuale, non solo perché in un punto di grande passaggio, ma anche per la vicinanza a un altro cartello simile che chiede verità sulla morte di Niccolò Ciatti, avvenuta il 12 agosto 2017, nemmeno un mese prima di Sara. Sono due tragedia completamente diverse ma accomunate da un unico destino: quello in cui le famiglie da allora chiedono di sapere tutta la verità che, dalle indagini giudiziarie, non sarebbe ancora emersa. Il primo a dare la notizia del distacco dello striscione a Firenze è stato Eliseo Palazzo, ex consigliere comunale di Certaldo e amico di Sara. «Ingiustizia, omertà, ora anche striscioni staccati? Serve altro per fermarci», ha scritto su Facebook, mostrando le immagini del manifesto rimosso. Profondamente addolorata la famiglia di Sara. «Non crediamo che quanto accaduto sia una coincidenza – commenta la sorella, Giulia Scimmi – venerdì notte qualcuno, non sappiamo chi, ha pensato bene di fermarsi e tagliare le fascette di plastica a metà cartellone. Poi, forse interrotto da qualcun altro, ha lasciato il lavoro a metà. Dall'altra parte dello striscione c'era invece del filo di ferro, più difficile da rimuovere. Abbiamo ritrovato lì vicino un collo di bottiglia con il quale, è probabile, potrebbero aver tentato di completare l’opera». La famiglia Scimmi è stata avvertita da alcuni amici fiorentini e tra il 30 e 31 dicembre ha provveduto a ripristinare il manifesto come era stato messo circa un anno e mezzo fa. Nessun danneggiamento, invece, per quello di Niccolò Ciatti, rimasto al suo posto anche dopo il raid. Adesso la famiglia Scimmi si prepara ad affrontare il 2020 in attesa della prossima udienza del processo che vede come unico imputato l'autotrasportatore 49enne Mirko Morelli, di Santa Maria a Monte, accusato di omicidio stradale aggravato. —

Daniele Dei

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