Sicurezza
La pittura di Paladini chiude le celebrazioni dedicate a Leonardo a 500 anni dalla morte
La mostra dal titolo “Effetti collaterali” può essere visitata fino al 6 gennaio nella sala espositiva del Museo in via Montalbano
arte
L’evento artistico di chiusura delle Celebrazioni Leonardiane a Vinci, è ancora una mostra, stavolta di un artista contemporaneo, vinciano d’adozione, visto che ha deciso da tempo di risiedere anche artisticamente sulle colline della città del Genio; stiamo parlando di Nico Paladini (nella foto in alto), pittore apprezzato in Italia e all’estero e decine di esposizioni all’attivo in spazi prestigiosi un po’ in tutto il mondo. Fino al 6 gennaio la mostra “Effetti collaterali”, già esposta nei locali della Regione a Firenze, sarà visitabile a Vinci, nella sala espositiva del Museo Leonardiano in via Montalbano (nelle foto in questa pagina alcune opere). Ma cosa significa parlare di effetti collaterali attraverso il linguaggio pittorico, e perché parlarne? «Credo che la pittura, quella legata alla tradizione, possa resistere solo se trova una voce dentro la società, se si ritaglia un ruolo, una funzione sociale, se diviene un punto di vista alternativo nell'oceano dei mezzi di comunicazione - afferma Paladini - Per questo nei quadri che ho scelto ho portato temi che riguardano o hanno riguardato il nostro momento storico, il caso Moro, lo smaltimento dei rifiuti, l'immigrazione, l'euro e la lira, la violenza sulle donne e la manipolazione dei cibi. Temi identificati sotto il titolo “Effetti collaterali” per sottolineare che la mia scelta pittorica si colloca sempre di più vicino ai problemi del momento storico che vivo e che ho vissuto». Paladini celebra qui l’essenza stessa del Metropolismo, movimento fondato nel 1987 dallo stesso artista che fin dalle origini si propone di analizzare e studiare attraverso l'arte quei fenomeni comportamentali apparentemente superficiali che tuttavia caratterizzano il nostro quotidiano e lo rendono diverso dal passato. «È una pittura che vuole socializzare l'arte ed entrare in contatto con il corpo sociale - afferma il critico d'arte Achille Bonito Oliva -, una pittura urbana dove confluisce non solo l'artificio ma anche tutta la circostante naturalezza. Nel Metropolismo di Paladini ritroviamo cronaca e storia, natura e cultura. In questa mostra è presente tutta l'antropologia del nostro tempo che, dipinta con alta qualità, è antropologia culturale, ricostruita, ribadita, riconvertita». Pittura colta, quella di Paladini, ricca di suggestioni esotiche ma calata nel nostro quotidiano; pittura che suscita emozioni contrastanti: capita di entrare a visitare la mostra e rimanere disorientati, aggrediti dalle emozioni e tuttavia, dopo un iniziale “acclimatamento”, sentirsi trascinati nel vortice della narrazione artistica, sapientemente messa in scena in uno spazio quanto mai adatto al racconto di una contemporaneità figlia degli anni Ottanta e Novanta del “secolo breve”, che emergono prepotenti e imperiosi animati dalle loro contraddizioni più profonde nelle tele di Paladini. È un bel viaggio quello che possiamo compiere nel visitare la mostra vinciana, un viaggio alla scoperta di un modo di concepire l’arte pittorica, ma soprattutto un viaggio interiore teso a decifrare l’attualità attraverso la scoperta delle nostre più recenti “origini”. —
Paolo Santini
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