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Boom dell’abbigliamento: numeri d’oro per il distretto

Daniele Dei
Boom dell’abbigliamento: numeri d’oro per il distretto

Nell’Empolese Valdelsa l’export balza da 995,8 a 1.784,3 milioni in un anno Landi (Federmoda): «Chi ha resistito alla crisi oggi è al top del made in Italy»

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Distretto dell'abbigliamento di Empoli promosso a pieni voti dal monitor di Intesa Sanpaolo, pubblicato da “Il Sole 24 ore”. La ricerca evidenzia come quest'area, sfruttando anche l'ottimo stato di salute della pelletteria e della calzatura di quella fiorentina, abbia registrato un balzo di circa 788 milioni di euro nell'export: si è infatti passati dai 995,8 milioni da gennaio a settembre del 2018 a 1784,3 dello stesso periodo del 2019.

Il balzo, spiega il report, gode anche di un salto importante verso la Svizzera, paese in cui sono presenti basi logistiche e commerciali di grandi multinazionali. Il dato di Empoli è secondo solo a quello della moda fiorentine e si posiziona davanti alla meccatronica di Bari, la cui crescita è più esigua (256 milioni per un export di 1.186 milioni di euro). Sicuramente fa sorridere in un quadro che certifica in Italia un calo nella maggior parte dei distretti in cui sono le eccellenze a tenere alti i numeri, come proprio quella empolese.

Soddisfazione, ovviamente, in zina. Come sottolinea Marco Landi, presidente locale della Cna e numero uno nazionale della Federmoda. «Gran parte dell’export – spiega l'imprenditore empolese – va verso la Svizzera per via delle grandi griffe, ma in generale il nostro distretto è il leader italiano del capospalla: del giaccone, del giubbotto e dell'impermeabile. Le aziende che hanno resistito sul territorio partecipano a fiere in Italia e all'estero, sia chi ha un marchio proprio che i contoterzisti. È una zona legata da una lunga tradizione dal Dopoguerra a oggi, sempre viva e con competenze che si rinnovano nonostante le varie crisi».

Landi con il suo ruolo nazionale ha sicuramente uno sguardo più ampio nella sua analisi: «Come presidente di Federmoda giro tutta Italia, gli appuntamenti principali esteri e presenzio ai tavoli ministeriali – prosegue – posso fermamente dire che l'Empolese si piazza al top sulla fascia alta dei prodotti e la resistenza dimostrata agli anni di crisi è encomiabile. Sicuramente in termini numerici c'è stato un calo rispetto agli anni Ottanta, ma chi è rimasto ha cercato di ricostruire un organigramma aziendale per avere una creatività sempre aggiornata e con contenuti di qualità».

Empoli dunque capitale del lusso nella moda? «Made in Italy oggi significa questo – conclude – anche per resistere in un quadro di invasione di oggetti di tutti i prezzi, fuori da ogni logica anche di sostenibilità. L'importante ora è che la politica ci creda nel distretto e lo sostenga, non con contributi ma con scuole, formazione al ritorno all'artigianato, strade, permessi. C'è ancora da investire molto. Il capospalla empolese, la pelletteria di Scandicci e le concerie di Santa Croce insieme creano un unicum territoriale unico al mondo».

Soddisfazione anche da parte della sindaca di Empoli, Brenda Barnini. «A tutti quelli che dicevano che il distretto e la manifattura erano morti mando un abbraccio forte – è l'ironia della prima cittadina su Facebook – noi continuiamo a investire in infrastrutture, formazione e servizi alle famiglie e le imprese continuano a farlo nella propria attività. Un modello di sviluppo non si inventa dal nulla e noi in questi anni abbiamo lavorato per mantenerlo e rafforzarlo».
 

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