Il Tirreno

Empoli

la testimone 

«Un boato, poi le urla ma non si capiva nulla»

Daniele Dei

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MONTELUPO. Un boato, poi le urla. Uno sguardo verso la stazione ferroviaria: si pensava a un incidente tra treni, poi la consapevolezza che a pochi metri il muro che sosteneva la collina era venuto giù di schianto. Sara Bandini, una delle fondatrici del coworking dell'associazione culturale “Facto” di Montelupo, situato a pochi metri dal fronte della frana, è stata testimone di quanto accaduto. «Ero assieme alla cuoca, stavamo lavorando al nostro bistrot – racconta – abbiamo avvertito un forte rumore, a seguire le grida di alcune ragazze. Avevano appena parcheggiato e sono riuscite a mettersi in salvo schivando il crollo. Ho visto le ragazze che correvano. Non riuscivo a capire, infatti mi ero prima affacciata sull'altra terrazza, non immaginavo che fosse il muro». “Facto” si è da subito attivata nell'emergenza: ha prima aperto la reception del proprio bistrot alle persone evacuate e quelle uscite di casa dalla paura, poi hanno fatto ancora di più: grazie all'impegno di Sara, Elena Janniello e di tutto lo staff è stato possibile dare una sistemazione a una famiglia composta dai genitori, la figlia di pochi anni e il loro cane, nell'appartamento a disposizione dell'associazione.

«Si tratta di uno spazio in cui vengono ospitati gli artisti e gli ospiti – prosegue Sara – e quando è libero viene utilizzato come bed and breakfast. Ieri sera era libero per cui non ci abbiamo pensato due volte a metterlo a disposizione».

C'erano dei sospetti che potesse accadere? «Sinceramene no – risponde Sara Bandini – c'erano delle crepe ma erano state monitorate negli scorsi mese, il Comune aveva fatto dei controlli alla abitazioni e dei lavori». —

Daniele Dei

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