Sicurezza
Sequestrati beni per due milioni di euro
Imprenditore di Sovigliana era finito nell’inchiesta “Vello d’oro”: secondo l’accusa coinvolte famiglie legate alla ’ndrangheta
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EMPOLI. Troppi beni posseduti in base al reddito dichiarato: è questo che ha portato i militari della guardia di finanza di Firenze a sequestrare beni per circa due milioni di euro all'imprenditore Cosma Damiano Stellitano, 55 anni, residente a Sovigliana di Vinci, e originario di Reggio Calabria. Il suo nome era finito tra quelli coinvolti, a febbraio dello scorso anno, nell'operazione “Vello d’Oro”, condotta dal Gico delle Fiamme Gialle fiorentine in collaborazione con il reparto operativo nucleo investigativo dei carabinieri, il quale scoprì un sistema capace di riciclare soldi acquisiti da sodalizi criminali calabresi e campani e di creare riserve occulte di contante in varie aziende della Toscana.
In particolar modo le indagini si concentrarono sul tessuto economico del Comprensorio del Cuoio, tra i territori comunali di Santa Croce sull'Arno e Fucecchio. I meccanismi avevano il fine unico di creare giri di fatture false, utili a far riciclare contanti provenienti da conti in Slovenia e Croazia, e di abbattere l'Iva. All'epoca furono quattordici le persone arrestate, tra cui lo stesso Stellitano, titolare di un'azienda del settore pelle e pellami in via Pietro Grocco. I reati contestati, a vario titolo, per i coinvolti andavano dall'associazione per delinquere all'estorsione, dal sequestro di persona all'usura, dal riciclaggio all'abusiva attività finanziaria, dall'emissione di fatture per operazioni inesistenti al trasferimento fraudolento di valori, anche con l’aggravante del metodo mafioso.
Parallelamente all'inchiesta, per la quale l'imprenditore non è gravato oggi da misure cautelari, la guardia di finanza ha compiuto degli accertamenti patrimoniali, dai quali è emersa una certa discrepanza tra i redditi dichiarati e il patrimonio effettivamente percepito.
Al centro dell'indagine ci sono state alcune società, riconducibili all'imprenditore, dalle quali erano transitati dei capitali che, secondo l'accusa, coinvolgevano un giro criminale legate alle famiglie ‘ndranghetiste Barbaro e Nirta oltre che persone vicine al clan camorristico napoletano dei Lo Russo. Una volta avuti i riscontri dei controlli, il procuratore aggiunto fiorentino Luca Tescaroli ha ottenuto da Raffaele D'Isa, presidente dell'Ufficio
Misure di Prevenzione del Tribunale di Firenze, il sequestro dei beni riconducibili a Stellitano.
In particolare si tratta di una trentina di rapporti bancari, sette autoveicoli, un'azienda a Santa Croce sull'Arno e due in provincia di Reggio Calabria, il 50% delle quote societarie di un'altra società con sede a Catanzaro e infine otto immobili, tra cui uno a Tenerife, isola dell'arcipelago spagnolo delle Canarie.
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