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la festa 

Don Donato è diventato cittadino onorario di Cerreto

Sara Bruni
Don Donato è diventato cittadino onorario di Cerreto

Il sacerdote Agostinelli è stato per 24 anni parroco del paese. A festeggiarlo la sindaca Simona Rossetti insieme agli sbandieratori e a tantissimi cittadini

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CERRETO GUIDI. Don Donato Agostinelli, trasferito a Santa Croce sull’Arno, è stato per 24 anni parroco di Cerreto Guidi ed i cerretesi ieri hanno indetto un’intera giornata di festeggiamenti in suo onore. Il sindaco di Cerreto Guidi Simona Rossetti ha consegnato la cittadinanza onoraria a Don Donato. Sono intervenuti, fra gli altri, il senatore Dario Parrini, il sindaco di Vinci Giuseppe Torchia e il sindaco di Montelupo Fiorentino Paolo Masetti.

«Il primo ricordo che ho di Cerreto Guidi – rammenta Don Donato – è la vista del paese dalla rotonda di San Zio. Mi accompagnavano da Ponsacco alcuni amici del Movimento Shalom e venivo per la prima volta a vedere il paese in cui sarei stato parroco».

Il giorno in cui arrivò è rimasto nel cuore di tutti, in particolare in quello di Don Donato. «Avevo 37 anni e venivo da un’esperienza di viceparroco che mi permetteva di stare a contatto coi giovani. – ricorda il parroco dalla sua scrivania ingombra di fogli e libri nella canonica di via Roma – A Cerreto trovai l’accoglienza di tante persone festanti. Mario Rossetti aveva fatto preparare delle bandierine con scritto “Benvenuto Don Donato”. Alcuni ragazzi di Ponsacco del movimento Shalom restarono a dormire in canonica col sacco a pelo la prima notte. Il ricordo di don Renato Marconcini mi accompagna sempre: si fece da parte, ma allo stesso tempo era sempre a disposizione».

Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta. Con lui, è arrivato a Cerreto Guidi anche il Movimento Shalom e grandi e piccini hanno imparato a conoscere terre lontane come l’Uganda e il Burkina Faso e le hanno sostenute con dei microprogetti. «Una volta in Uganda – dice Don Donato – ho conosciuto un ragazzo che faceva il volontario Shalom e che ringraziava una famiglia di Cerreto Guidi perché era solo grazie a loro che aveva potuto studiare fino a laurearsi».

Don Donato ha abituato i suoi parrocchiani anche a vederlo materialmente lavorare, che fosse a riparare un’antenna sul tetto o a tagliare un albero, in situazioni di normalità o con l’emergenza del downburst. «Ho cercato di fare il parroco come mi riesce, – spiega Don Donato –nell’intento di mettermi al servizio della comunità richiamando sempre il Vangelo. Sono arrivato a Cerreto in un momento in cui il paese stava cambiando e piano piano siamo entrati in simbiosi. Mancavano gli spazi in cui socializzare e abbiamo ristrutturato la canonica e creato la ludoteca Mondobirbone».

I progetti di ristrutturazione delle chiese di San Leonardo e della torre campanaria, ma anche del Santuario di Santa Liberata e della chiesa di Streda, hanno tenuto ben occupato Don Donato. «Per questo dobbiamo ringraziare il fatto che io sia rimasto a Cerreto Guidi per 24 anni -dice ancora Don Donato – in 10 anni tante cosa non si sarebbero potute fare. Se penso ai personaggi che volevano bene a Cerreto e che non ci sono più, mi ricordo i Giovanni Micheli, Giovanni Cappellini e naturalmente Sergio Brotini con il quale ho avuto anche qualche scontro inizialmente, soprattutto per le feste di Santa Liberata». Spesso Don Donato ha fatto da ago della bilancia a Cerreto, cercando di smussare gli angoli nelle discussioni interne a una comunità in continuo divenire e di cui, da oggi, è anche cittadino onorario». —

Sara Bruni

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