Il Tirreno

Empoli

INDAGINI DELLA GUARDIA DI FINANZA 

Frodavano il fisco col sistema “apri e chiudi aziende”

Matteo Leoni
Frodavano il fisco col sistema “apri e chiudi aziende”

Arrestati due imprenditori cinesi, marito e moglie, accusati di bancarotta fraudolenta. Sequestrati  beni per 1,7 milioni di euro 

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EMPOLI. Arrestati due imprenditori cinesi, marito e moglie cinquantenni, che negli anni sono stati titolari di fatto di almeno cinque aziende di lavorazione delle scarpe nella zona di Brusciana a Empoli. I nomi non sono stati forniti.. Le manette sono scattate in esecuzione di una misura di custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Firenze Agnese Di Girolamo su richiesta del pm Christine Von Borries, con le accuse di bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e caporalato. Nei loro confronti sono stati sequestrati beni per 1,7 milioni di euro, cifra equivalente alle tasse dovute al fisco e mai pagate.

Nelle ditte, intestate a prestanome cinesi,di cui erano amministratori di fatto, lavoravano in condizioni di sfruttamento cittadini nordafricani. Una decina quelli che sono stati trovati in occasione delle ispezioni della fiamme gialle della compagnia di Empoli.

Cucivano tomaie per dodici ore al giorno con una sola pausa di 15 minuti per andare in bagno, senza potersi riposare neppure la domenica, giorno considerato lavorativo come tutti gli altri. Alcuni erano completamente al nero, altri avevano contratti part-time fasulli al massimo da dodici ore settimanali, sebbene lavorassero tutti i giorni co orari massacranti.

I due imprenditori, che lavoravano per conto terzi, impiegavano un sistema apparentemente banale ma efficace. Aprivano una ditta, non pagavano tasse e contributi, e poi quando lo Stato presentava il conto cessavano l'attività e ne aprivano un’altra, con lo stesso personale e la stessa ragione sociale.

Questo sistema “apri e chiudi”, come lo hanno definito gli investigatori, ha permesso di accumulare denaro dal 2014 ad oggi, passando attraverso cinque aziende, tutte intestate a prestanome, anche loro di nazionalità cinese.

Le indagini che hanno portato agli arresti sono scattate a seguito di alcune verifiche fiscali condotte dalle fiamme gialle. In occasione del primo accesso furono scoperti diversi lavoratori, per lo più magrebini, assunti in modo irregolare o del tutto senza contratto, e così scattarono ulteriori approfondimenti su tutti i fronti.

I racconti degli operai, sentiti nell'immediatezza dei finanzieri, fecero subito emergere un quadro di totale illegalità, sia dal punto di vista fiscale che delle condizioni dei lavoratori, costretti a restare in ditta per una serie quasi interminabile di ore per paghe da fame, che per lo più venivano pagate fuori busta, ossia al nero.

Tra i beni sottoposti a sequestro per equivalente della imposte mai pagate allo Stato figurano immobili e conti correnti riconducibili ai due coniugi. —

 

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