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Plastic Tax, parlano le aziende del settore «Stop a investimenti, si faccia chiarezza»

Giacomo Bertelli
Plastic Tax, parlano le aziende del settore «Stop a investimenti, si faccia chiarezza»

Nell’Empolese Valdelsa Irplast, Termoplast e Desipak bocciano la tassa sugli imballaggi prevista nella legge di bilancio

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EMPOLI. Cara plastica, quanto mi costi. L’Empolese Valdelsa segue con il fiato sul collo l’evoluzione della legge di bilancio del Governo che prevederebbe l’introduzione di una tassa sulla plastica, la famigerata “Plastic Tax” che ha messo in subbuglio aziende, associazioni di categoria e partiti. E l’intento degli imprenditori del nostro territorio è quello di spingere su altre strade per ridurre la produzione della plastica e premiare quelle aziende virtuose che cercano di ridurre l’inquinamento. . L’Empolese Valdelsa può contare su realtà che danno lavoro a centinaia di dipendenti: è il caso dell’Irplast di Terrafino, a Empoli, la Termoplast a Badia a Cerreto, frazione di Gambassi Terme, e la Desipak, a cavallo tra Certaldo e Badia a Elmi, frazione di San Gimignano. Imprese che annoverano quasi 400 dipendenti in totale e hanno investito milioni di euro in innovazione e sviluppo per cercare nuove frontiere legate alla plastica.

«Il nostro è un parere sostanzialmente negativo perché sarà un balzello per le aziende che si ripercuoterà nelle tasche del consumatore – spiega Fausto Cosi, amministratore delegato della Irplast che, nel solo stabilimento empolese, conta più di 200 dipendenti – Un nostro cliente ha quantificato ad esempio in 60 milioni di euro l’importo sulle bottiglie con l’approvazione della plastic tax. In un mondo dove il consumatore cerca di risparmiare ed ottimizzare su tutto questo è un passo indietro. Deve prevalere in ciascuno il senso di responsabilità come investire maggiormente sulla riciclabilità della plastica e premiare le aziende virtuose che puntano sulla ricerca e sviluppo per produrre materiale plastico che possa essere riciclabile». E il futuro, secondo Cosi, non saranno le bioplastiche. «Resteranno un mercato di nicchia, costano molto care – prosegue – I nostri clienti a valle della filiera hanno provato ad inserirsi sul mercato ma in pochi li vogliono».

«Abbiamo investito un milione di euro in questa direzione – sottolinea Cosi– Dopo 13 mesi di test di laboratorio stiamo perfezionando un prodotto capace di essere riutilizzato e riciclato con l’utilizzo di soda e una certa temperatura».

Irplast esporta il 75% del fatturato in 70 paesi diversi ed annovera fra i clienti multinazionali del calibro di Danone e San Benedetto, oltre che Bat e Pmi. Export è una parola molto importante per le aziende, come la Termoplast di Silvano Barnini con oltre 120 dipendenti all’attivo. «Abbiamo investito 2 anni fa 12 milioni di euro in un nuovo progetto per la produzione di film ad alta tecnologia di cui siamo stati pionieri in Italia per strutture monomateriale per facilitare il riciclo – spiega – Nella nostra piccola realtà siamo preoccupati per le sorti di circa 100 famiglie. Il fatto che la “Plastic Tax” sia vista come cosa giusta da parte degli italiani non è altro che per carenza di informazione su quanto la plastica possa davvero essere ecologica e con vita infinita».

L’azienda, intanto, annuncia uno stop agli investimenti, in attesa di chiarimenti. «Se la tassa dovesse davvero prendere campo – sottolinea la nota – avrebbe un peso di circa 15milioni di euro assolutamente devastanti».

Sulla stessa linea d’onda anche un altro colosso valdelsano della plastica: la Desipak, anch’essa con centinaia di dipendenti, fondata dal certaldese Carlo Desideri. A parlare è il figlio, Stefano. «La “Plastic Tax” – conclude – dal punto di vista ecologico non si risolverà nulla. La plastica è un materiale che fonde a 150 gradi e si ricicla molto facilmente, l’alluminio fonde a 660 gradi e il vetro a oltre mille. Le bottiglie di vetro e lattine di alluminio disperse nell’ambiente se vanno a fondo nei corsi d’acqua, rilasciano sostanze molto più inquinanti». –


 

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