Sicurezza
La protesi riesce ad afferrare oggetti e consente ampiezza del movimento
La mano protesica “Hannes”, chiamata così in omaggio al professor Hannes Schmidl, a cui si deve l’avvio dell’attività di ricerca al Centro protesi di Vigorso di Budrio e la prima protesi mioelettrica del 1965, non ha necessità di essere innestata con un intervento chirurgico, perché è controllata dalla contrazione del muscolo residuo dell’arto mancante. Un capolavoro della robotica che è stato presentato ieri nel corso di un seminario a Vinci, nella sala didattica del Museo Leonardiano, all’interno della Palazzina Uzielli. L’iniziativa è stata pensata da Inail per rendere un omaggio al Genio del Rinascimento che, con i suoi studi, ricerche e disegni sull’anatomia, aprì il campo alla medicina moderna. La mano protesica, infatti, grazie al sistema differenziale, è in grado di afferrare oggetti. La vera intelligenza è la parte meccanica che consente versatilità e ampiezza del movimento.
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