Sicurezza
Un residente su 10 è cinese L’integrazione parte dalla scuola
Il sindaco Rossetti: «In accordo con l’Asl e le aziende orientali puntiamo a migliorare la qualità della vita nei luoghi di lavoro». Più informazione sui servizi
CERRETO GUIDI. A Prato una canzone di successo del giovane rapper locale Blebla diceva che nella città laniera, quando uno diceva “ciao”, ci stava che in 35mila ti rispondessero “ni hao”. A Cerreto Guidi, territorio comunale con una conformazione e una popolazione ben diversa da quella pratese, lo fanno potenzialmente uno su dieci. Il dato emerge da fonte Istat: al primo gennaio di quest'anno, su una popolazione residente di 10.931 persone, ben 1.074 sono di nazionalità cinese. Sebbene in termini assoluti ci siano aree dell'Empolese in cui ne vivono di più (a Empoli sono 2.614 residenti e a Fucecchio 1.795), è vero che in termini di proporzione il territorio mediceo ha una incidenza molto accentuata. Il dato rilevato a inizio anno dall'ente nazionale di statistica trova comunque conferma nelle ultime indagini demografiche condotte dall'ufficio anagrafe: al 21 ottobre scorso, infatti, su una popolazione cerretese pressoché inalterata, i cinesi censiti sono diventati 1.029, pari al 9,41% del totale del residenti. La metà è concentrata nella parte bassa del territorio, quella ai limiti del Padule di Fucecchio. A Stabbia infatti hanno preso la residenza 573 persone di nazionalità cinese, 158 si trovano invece a Cerreto Guidi, 138 nella frazione di Lazzeretto e altre 160 distribuite tra Bassa, Gavena e Pieve a Ripoli. Le cause sono da ricercare soprattutto nelle attività produttive della zona, dedita da decenni alla produzione di abbigliamento e accessori per la moda, di cui si sa che gli imprenditori cinesi che investono da queste parti sono spesso dei professionisti. A tal proposito, proprio sulle aziende è stato fatto un percorso da parte del Comune il quale, visto il trend, da anni porta avanti una serie di azioni per gestire questo sorprendente dato demografico.
«Assieme alla Asl abbiamo avviato delle iniziative rivolte a una maggiore conoscenza delle aziende gestite da cinesi sul territorio comunale – spiega il sindaco, Simona Rossetti – con l'obiettivo di aumentare la qualità della vita nei luoghi di lavoro, in accordo con gli imprenditori stessi. Tante volte si pensa che non ci siano controlli che riguardano certi tipi di aziende. Le nostre verifiche sono state numerose e ancora dobbiamo finire, specie su Pieve a Ripoli, Gavena e Stabbia. C'è chi ha collaborato e chi è stato anche denunciato perché non a norma anche dopo successive ispezioni». C'è poi l'aspetto scolastico: nessuna “classe ghetto” e, piuttosto, attività di integrazione.
«Il Comune cofinanzia dei laboratori linguistici – prosegue Rossetti – modulati alle caratteristiche degli studenti e al loro livello linguistico. Ormai tanti bambini cinesi sono nati qui e il problema non sussiste. Alle elementari e alle medie si fanno percorsi interculturali in cui, nelle lingue dei genitori, si insegna a tutti i compagni il saluto nelle varie lingue di origine. Il prossimo step è far parlare i genitori tra loro, perché i bambini già lo fanno senza problemi».
Poi ci sono i servizi: a Stabbia i volantini vengono scritti in italiano e cinesi per spiegare orari degli uffici, spazzamento strade, raccolta dei rifiuti. Due volte a settimana un mediatore culturale va in municipio per assistenza all'anagrafe e traduzione documenti. Da dieci anni in San Leonardo prima e in Santa Liberata adesso la domenica pomeriggio si celebra messa in lingua mandarina, perché molti cinesi in zona sono anche cattolici. Padre Antonio, cinese, ogni weekend torna da Roma, dove studia, per essere ospitato da Don Donato Agostinelli, che dal 1° dicembre andrà a Santa Croce sull'Arno. Il Comune spera che questo cambio non riduca anche l'attività svolta dalla parrocchia per la comunità asiatica. —
Daniele Dei
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