Sicurezza
Impiegato assenteista deve risarcire 9.409 euro
La Guardia di finanza ha accertato che timbrava in entrata a Firenze e in uscita a Empoli per guadagnare tempo tornando a casa a Castelfiorentino
empoli. Timbrava il cartellino in entrata a Firenze e in uscita a Empoli per guadagnare tempo mentre tornava a casa a Castelfiorentino. Per questo un dipendente della Città metropolitana, già in servizio a Empoli e a Firenze, è stato prima licenziato per assenteismo, poi ha patteggiato una condanna a un anno e quattro mesi con la condizionale e ora dovrà versare un risarcimento di 9.409 euro alla Città metropolitana per il danno patrimoniale e di immagine, in base a una sentenza pronunciata dalla Corte dei Conti regionale.
Protagonista dell’insolita vicenda è un uomo di 66 anni, Carlo Chiarini, che fino al 31 dicembre 2015 ha prestato servizio nella sede del Circondario, a Empoli in piazza della Vittoria. Successivamente è stato trasferito a Firenze, all’ufficio protocollo di Palazzo Medici Riccardi, dove ha lavorato fino all’aprile 2018, quando è stato licenziato.
Nel periodo in cui ha lavorato a Firenze, qualcuno si è accorto che Chiarini timbrava regolarmente in entrata, ma usciva un po’ prima. E così sono iniziati gli accertamenti della guardia di finanza. Accertamenti meticolosi, che non si sono limitati a verificare la timbratura del cartellino in uscita, ma hanno riguardato anche le tracce lasciate dal telefono cellulare dell’uomo. Si è così scoperto che Chiarini usciva da Palazzo Medici Riccardi un po’ prima del dovuto senza timbrare perché sapeva che il timbro in uscita avrebbe potuto farlo alla macchinetta della sua vecchia sede in piazza della Vittoria a Empoli. Così facendo, riusciva a risparmiare sul tempo che gli ci sarebbe voluto per tornare a casa a Castelfiorentino, risultando comunque in servizio fino a quando non timbrava a Empoli.
La guardia di finanza ha monitorato gli spostamenti di Chiarini dall’inizio di gennaio alla metà di marzo 2018, accertando che praticamente tutti i giorni il dipendente pubblico timbrava in due sedi diverse.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Cecilia Orlandini, non ha negato che Chiarini uscisse prima del tempo, ma ha fatto presente che questo comportamento era dovuto alla necessità da parte del dipendente di non lasciare troppo a lungo da sola la madre, che ha 94 anni.
Inoltre la difesa ha contestato l’importo calcolato come danno patrimoniale dalla Procura presso la Corte dei conti, riducendolo a 50 ore non lavorate. Quanto al danno di immagine, la difesa ha sostenuto che non sussisterebbe perché della vicenda fino a oggi non si sono occupati i giornali e dunque non c’è stato alcun clamore o effetto negativo sull’immagine dell’ente.
La Corte dei Conti presieduta da Amedeo Federici non è stata di questo avviso. Anche se la vicenda non ha avuto clamore mediatico, dice la corte, la storia di Chiarini si è comunque diffusa tra i suoi colleghi di lavoro e tanto basta.
Alla fine il conto è comunque abbastanza salato: 9.409 euro per l’ex dipendente che attualmente è disoccupato e, ha sostenuto il suo avvocato nella memoria difensiva, deve ancora pagare 80 rate del mutuo per l’acquisto della sua abitazione. —
Paolo Nencioni
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