Italia
L’Angelo del Genio di Vinci protagonista del Leo-Lev
La mostra rimarrà aperta fino al 2 febbraio
arte
Se fosse un angelo di Leonardo. Già. Quale titolo più calzante per la mostra dell'Angelo Annunciante. Quella al nuovo centro espositivo Leo-Lev di Vinci.
Abbandonato all'incuria e aggredito dall'umidità, l'Arcangelo Gabriele della pieve di San Gennario in Lucchesia ne ha passate letteralmente di tutti i colori e si stava sfaldando. Ora invece, grazie al restauro dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, i colori son tornati simili a quelli originali, la statua è tornata a nuova vita ed è visitabile al centro Leo-Lev. La mostra rimarrà aperta fino al 2 febbraio 2020.
Ma chissà se è davvero l'Angelo del giovane Leonardo. Carlo Pedretti, il più grande studioso del Genio di Vinci scomparso nel gennaio 2018, glielo attribuì in una puntata di Superquark del 1999. Pedretti fece un passo avanti rispetto all'attribuzione di Carlo Ludovico Ragghianti che si fermava alla scuola del Verrocchio (la stessa di Leonardo). Ma l'architetto Oreste Ruggiero, che è anche il curatore della mostra, sposa in pieno la tesi di Pedretti. «Il rosa della veste è un marchio di fabbrica di Leonardo. Anche il personaggio in movimento è riferibile al Genio di Vinci. Poi c'è quel foro sulla mano sinistra. E' stato scoperto dal restauro. Probabile che servisse a tenere un giglio. Come nell'Annunciazione di Leonardo», dice Ruggiero. L'architetto prova anche capire chi fosse il committente. «All'epoca c'era la Confraternita della Madonna della Neve. Era potentissima. E nella pieve di San Gennaro c'era e c'è tuttora una Madonna del parto in terracotta. Probabile che poi sia stata rivestita, come usava a quei tempi, per trasformarla in una Madonna giovane. Però mancava l'Angelo Annunciante. Ecco perché lo troviamo dentro la stessa chiesa. Era stato commissionato dalla Confraternia e dialogava con la Madonna giovane», ipotizza Ruggiero.
E per far conoscere ai visitatori la pigmentazione originale sarà esposta anche una copia a grandezza naturale dell’Angelo realizzata dall’Opificio con i materiali e le tecniche pittoriche dell'epoca, oltre a diversi contributi multimediali dedicati alla scultura e al suo recupero. —
Samuele Bartolini
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