Il Tirreno

Empoli

il caso 

I resti riesumati a Montespertoli non appartengono a Maria Fresu

Daniele Dei
L'inaugurazione della piazza Maria e Angela Fresu a Montespertoli (foto Sestini)
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L'inaugurazione della piazza Maria e Angela Fresu a Montespertoli (foto Sestini)

Strage di Bologna del 1980: il risultato della perizia sull’esplosione ha fatto emergere un’altra verità legata alla sepoltura della donna morta nell’attentato

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MONTESPERTOLI. Che fine hanno fatto i resti di Maria Fresu che assieme alla figlia Angela, di tre anni, perse la vita alla stazione di Bologna nella strage del 2 agosto 1980? La domanda adesso rischia davvero di non avere più una risposta in quanto una perizia ha dimostrato che i resti riesumati nel cimitero di Montespertoli, dove si trova la tomba della giovane, non appartengono a lei. La perizia è relativa ad alcuni accertamenti richiesti dalla Corte di Assise della città felsinea nell'ambito del processo che coinvolge l'ex Nar Gilberto Cavallini, accusato di concorso nell'attentato allo scalo ferroviario in cui furono accertate 85 vittime e 200 persone ferite. Lo scorso 25 marzo si presentarono a Montespertoli Danilo Coppe, ovvero il perito incaricato che ha seguito la vicenda con Adolfo Gregori, assieme ai legali di Cavallini, Alessandro Pellegrini e Mattia Finarelli, e i consulenti delle parti. L'obiettivo dell'esumazione era quello di classificare la tipologia di esplosione, vista la potenza della sua portata capace di polverizzare il corpo della 24enne ragazza madre. L'analisi dei resti, ritrovati comunque in pessimo stato e non chiusi in contenitori chimici, ha portato a far luce su un'altra questione a 39 anni da quei tragici fatti. Il 29 dicembre 1980 arrivò la notizia che alcuni resti individuati sotto il treno fermo al binario 1 con destinazione Basilea erano appartenenti a Maria Fresu, per cui fu possibile procedere con la sepoltura. Adesso, nel supplemento di perizia esplosivistica firmato da Coppe e Gregori si evince che la parte di volto con scalpo ritrovata nella bara potrebbe essere appartenuta a una delle sette vittime già conosciute per aver riportato danni al cranio a causa della deflagrazione.

C'è poi il discorso di una mano, sempre contenuta nel feretro riesumato a Montespertoli, che invece potrebbe essere associata ad altre due vittime ancora. Questo errore, secondo la perizia, sarebbe stato compiuto soprattutto per via della concitazione di quei momenti: la ricerca delle persone ancora vive ha portato quasi certamente a un mescolamento di parti organiche. Quindi, per dare una sepoltura ad Maria Fresu sono stati commessi degli errori di attribuzione dei resti. «Per ritrovare le parti della povera Maria Fresu non ci sono soluzioni oggi praticabili», ammettono Coppe e Gregori nella loro relazione.

Angela e Maria Fresu sabato 2 agosto 1980 si trovavano alla stazione di Bologna assieme a Verdiana Bivona di Castelfiorentino e un'altra amica di Cambiano, Silvana Ancillotti, entrambe 22enni. Si conoscevano perché erano operaie di una ditta tessile e decisero di andare in vacanza insieme sul lago di Garda. Maria, originaria di Nughedu San Nicolò, nel sassarese, ma residente a Gricciano, località rurale tra Ortimino e Martignana, sua figlia e Verdiana persero la vita sul colpo, Silvana invece si salvò. Tutte e quattro le donne si trovavano, alle 10.25, nella sala di aspetto di seconda classe della stazione, in attesa del treno che doveva portarle a Rovereto. Maria lasciò, oltre ai genitori, anche un fratello e sei sorelle. Dopo questa triste scoperta, di lei rischia adesso di rimanere soltanto le foto d'epoca e il ricordo del suo nome. Come avviene a Martignana, dove la piazzetta della farmacia è stata intitolata, una decina di anni fa, alla giovane madre e alla bambina, la vittima più giovane della strage.

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di Redazione web